domenica 21 febbraio 2016

LSOC (Evoluzione e rivoluzione nel fumetto supereroistico)


Da dove vengono le idee?
Da un misterioso iperuranio come teorizzava Platone, da una dimensione parallela, oppure si possono piu' semplicemente progettare a tavolino per creare opere di sicuro successo?
Sono frutto del caso (o della necessità) come fosse un vero e proprio processo darwiniano?
Ma soprattutto: come evolvono le idee?
Quand'è che diventano una vera  rivoluzione,  lasciando libera la fantasia di frantumare gli argini della fredda logica per esondare nel  terreno della pura illogicità?

Che sia chiaro fin da ora: non risponderò esaurientemente a nessuna di queste domande...


Quattro chiacchiere in sala parto

Jack Kirby , come si sa (e se no, sono qui per colmare questa lacuna) e' il padre/padrone di buona parte del fumetto supereroistico moderno (se si escludono alcuni big come Spiderman e un po' tutta la Golden Age Dc che comunque Kirby ha ampiamente frequentato durante la sua carriera).
Egli ha piu' volte dichiarato che le sue idee, ed i suoi personaggi, sono nate spesso in maniera casuale (anche solo un ricordo, un'immagine fuggevole..) prendendo poi spesso direzioni inaspettate, inimmaginabili  nella loro esistenza embrionale (e' un "must"  che l'opera sfugga di mano al suo autore come dotata di vita propria. Non so se e' vero, ma  e' sicuramente affascinante).

 Cosi' egli infatti afferma durante una intervista:
"Un’idea può venire da qualsiasi cosa. Il processo di creazione non ha uno standard. O se ne esce fuori dalla tua testa o nasce parlandone con qualcuno o in gruppo…ma alla fine trovi qualche cosa. Le idee sono dovunque. Il tipo che sta di là alle spedizioni può venirsene fuori con qualche cosa e quello che dice può avere un gran valore! E’ il responsabile che deve avere senso editoriale. In altre parole, deve poter riconoscere se un’idea si vende. E, mentre chiunque può avere un’idea, è colui che ha la capacità editoriale che ne riconoscerà la validità nella situazione ".

E' vero, come dice, che un'idea diventa buona (cioe' sfruttabile) solo quando qualcuno riesce ad utilizzarla con successo?
Mi permetto di dissentire. 
Tutte le sue creazioni del cosiddetto Quarto Mondo (Nuovi Dei, Forever People, Mr. Miracle, The Demon) che egli partori' nel periodo della sua seconda giovinezza creativa alla Dc, non ebbero certo una grande fortuna editoriale ( le sue collane furono tutte chiuse dopo pochi numeri) ma per contro
nel tempo segnarono profondamente tutto il mondo dei comics, e queste idee, semplici se vogliamo, ma estremamente efficaci, ancor oggi echeggiano ovunque.
In pratica, per fortuna, il valore di una creazione, spesso non coincide con la sua fortuna commerciale, non tutto e' misurabile in termini di copie vendute.
A volte se l'idea e' davvero buona (e le sue lo sono state spesso, tanto erano infarcite di spunti stimolanti e seminali, e pervase di quell'epicita' dal forte impatto visivo che e' il suo riconosciuto marchio di fabbrica) bisogna solo darle il tempo di esprimersi.
Come un bimbo cocciuto che cerca la sua strada.

In generale il processo creativo di un autore di comics, come per ogni altro artista, nasce e si sviluppa dalle piu' diverse spinte propulsive: quella prettamente economica, quella propagandistica, la pura necessita' espressiva, od il semplice divertimento.
Alcuni esempi.

Cap e' il classico personaggio creato apposta per recuperare lo spirito nazionalistico di fronte al
nemico comune, nello specifico la Germania nazista, allo scopo di unificare l'intero popolo americano
sotto una grande bandiera di carne e sangue.
Uncle Sam della Dc ha avuto la stessa funzione: sono entrambi la propaganda personificata.
Ragman
 Sandman, Shade, la Doom Patrol e molti personaggi Vertigo  invece sono parti puramente artistici, figli degli psichedelici anni sessanta il cui spirito anarchico e folle Morrison, Gaiman ed altri hanno riproposto nelle loro opere piu' significative, con la voglia di percorrere nuove strade espressive in completa liberta'.
Spawn invece (come tutto l'universo Image) e' stato una pura operazione di marketing.
Patchwork vivente di mille altre icone dalle varie origini (Batman, lo zombi, il fantasma dell'opera, il Punitore. Addirittura esisteva un personaggio Dc della Golden Age chiamato Ragman che indossava un costume di stracci con la stessa valenza del mantello di Spawn:
assorbire i malvagi in un eterno limbo) egli, al di la dell'enorme successo ottenuto, e' rimasto per sempre congelato in questa immagine (Image, appunto) di qualcosa di gia' visto, in un eterno deja vu.
L'intera opera di John Byrne invece, rivela soprattutto la sua sfrenata voglia di divertirsi.
Egli sa gestire la materia fumetto, senza paura di sporcarsi le mani con la creta della fantasia, plasmandola in piccoli grandi oggetti di puro intrattenimento.
Il suo tratto rotondo e plastico, si presta a questo palese gioco delle parti, prendendo fin da subito la dovuta distanza da qualunque sospetto di realismo.
Un esempio (a parte la sua famosa "She-Hulk")?
Qui accanto, la prima apparizione dei Great Lake Avengers, uno dei supergruppi piu' assurdi (e divertenti) mai creati:
Squirrel girl vs. Thanos
Mr. Immortal (che ottiene la superforza
solo dopo essersi suicidato) Big Bertha
(pin up bulimica, che diventa super solo da obesa, e recupera la normalita' dopo aver vomitato) Doorman (si appiccica alle pareti e crea passaggi attraverso il suo corpo) Dina Sora (una affascinante pterodattila in tutina rosa) Flatman (l'uomo bidimensionale, una specie di paradigma del fumetto, o un  Mr. Fantastic dopo lo scontro con un rullo compressore) Squirrel Girl (nonostante abbia forza ed agilita' proporzionali a quelle di uno scoiattolo, non e' da sottovalutare:  ha sconfitto perfino Thanos...).
Per fortuna il fumetto moderno non e' solo sangue e dolore (grazie John!).

 L'autore di fumetti (affettuosamente il "fumettista") si rivolge ad un pubblico piu' ampio e "popolare" rispetto a quello di un'opera d'arte, ed utilizza mezzi piu' semplici e fruibili confronto ad un'opera letteraria.
Egli percio' (piu' dei suoi autorevoli colleghi) puo'  permettersi di essere governato da banali motivazioni economiche (bisogna pur campare d'altronde).
Ma come ogni buon artigiano,  spesso ha.dentro di se una voglia (un bisogno, una potenzialita') di esprimersi artisticamente.
Un esempio significativo e' quello della figura dell'inchiostratore, sempre in secondo piano, un po' come il palleggiatore nella pallavolo, ma spesso determinante nell'esaltare e definire l'opera del frontman/disegnatore.
Cosa sarebbe Alan Davis senza Mark Farmer?
E che dire di Al Williamson, il quale, erede legittimo del grande Alex Raymond, ne ha proseguito l'opera su alcuni personaggi (Gordon, Agente x- 9) per poi, nell'ultima parte della sua cartiera, rinunciare ad un ruolo di primo piano, per inchiostrare il lavoro di altri (ad esempio Gene Colan o John Romita jr). contribuento significativamente al loro successo?
Tanto di cappello, quindi.

Mutazioni

Quanto poi si possa davvero essere artisticamente liberi (dalle leggi di mercato, dalla pressione degli editori) lavorando all'interno di una industria governata dal marketing come quella dei comics (americani e non) dipende solo dalla credibilita' che ci si e' guadagnati sul campo (piu' hai successo, piu' hai carta bianca) o dalla benedetta incoscienza, come nel caso delle autoproduzioni.
Piu' il personaggio e' semplice e basico, piu' e' difficile cambiarlo nel corso d'opera, ma anche piu' facilmente mettera' solide radici, garantendo imperituri successi (al di la' dell'abilita' ed originalita' dei suoi autori e disegnatori).
Spiderman e Superman, sono quelli da sempre, ed ogni tentativo di deviare dal percorso classico, ha incontrato l'ira dei fans con conseguente inversione di rotta.
Altri invece si prestano maggiormente a riletture e rielaborazioni, nascondendo nelle pieghe del loro dna, un'anima complicata che aspetta solo di essere messa a nudo.
Due esempi su tutti: il Punitore ed Iron Man.

Frank Castle e' nato come comprimario/antagonista di Spiderman, alla cui luce innocente e gioiosa, contrapponeva il proprio dolore proveniente da un terribile passato ed un'inflessibile durezza nascosta dietro l'enorme teschio.
Inizialmente era il simbolo dell'America giustizialista e fascistoide dell'ispettore Callaghan; Garth Ennis, il suo perfetto opposto, un mezzo per denunciare proprio quella stessa America guerrafondaia, colonialista e secretata (stessa cosa che Ennis aveva fatto con Hellblazer, dove li l'obiettivo era l'Inghilterra) assumendo
successivamente , ribaltando il proprio ruolo durante il ciclo di
connotati da paladino della controcultura anarcoide (sicuro questo Punisher non voterebbe Salvini, forse la sua versione classica si).


La sfida insita nella creazione del buon Testa di ferro era quella di riuscire a trasformare un miliardario vanesio e playboy in supereroe: per Batman questa e' una conveniente maschera che nasconde ben altre intenzioni, per Tony Stark invece e' la desolante realta' quotidiana. 
L'operazione riesce solo dopo averlo messo in una situazione estrema in cui, costretto a rivedere la scala dei propri valori, sceglie la via dell'altruismo al servizio degli altri.
Al polo opposto c'e' la sua recente versione estremizzata di Superior Iron Man, dove mette finalmente a nudo il suo animo cinico ed interessato
unicamente al profitto, senza alcun rispetto della vita altrui. 
In mezzo a queste due estremizzazioni del personaggio. c'e' stata per anni la storia di un uomo tormentato e dedito al'alcool e al sesso, perennemente alla
ricerca di un modo per superare le proprie insicurezze, chiuso nel suo mondo individualistico, votato alla scienza, ed al progresso.
Ma soprattutto c'e' stata Civil War.

La guerra civile dei supereroi

Stamford, Connecticut.
Durante un reality che un frivolo gruppo di supereroi (i New Warriors) aveva organizzato per farsi un po' di pubblicita', questi ultimi subiscono un attacco dal criminale Nitro, che provoca la morte di ben 600 persone, di cui molti bambini.
Conseguentemente si scatena da parte del governo, una vera e propria caccia al supereroe, per costringerli a registrarsi ed a svelare ognuno la propria identita'.
Iron Man, fedele sostenitore della necessita' di uno stato con poteri assoluti di controllo, dell'importanza del singolo nei confronti della massa, si scontra con Capitan America, paladino della liberta' e della fratellanza, della totale indipendenza della persona al di la' di ogni emergenza sociale.
Stark e' l'uomo del domani, il pragmatico tecnocrate.
Rogers, invece incarna lo spirito dei pionieri americani, orgoglioso figlio della propria storia.
Tra i due opposti ideali si scatena una vera e propria guerra civile, con perdite eccellenti da entrambe le parti (di cui il film omonimo in uscita e' una pallidissima eco).
Passato contro futuro, fratellanza contro individualismo, umanita' contro tecnologia (sinistra contro destra?).
Alla fine Cap si sacrifica per il bene degli altri, e si consegna all'esercito.
Perdera' (momentaneamente) la vita, quasi a simboleggiare dove inevitabilmente sta andando il mondo (in realta', e per fortuna, la "morte" di Cap sceneggiata da Brubaker, stempera il tutto con toni molto meno politici e piu' noir).
Civil War (Mark Millar scrive e consegna alla storia) e' stato il vero spartiacque tra fumetto classico e moderno.
Ancor piu' deflagrante del "Dark Knight" di Frank Miller, perche' perfettamente inserito nella continuity, ha segnato profondamente nello spirito e nei toni, tutto il successivo fumetto supereroistico americano.
Forse una delle poche, vere rivoluzioni degli ultimi anni.

Dolori della crescita

L'eventuale evoluzione di un personaggio si scontra inevitabilmente con il rispetto del canone, e percio' con l'approvazione dei supervisori.
Nel corso della sua storia editoriale , egli  viene spesso gestito da piu' autori, ognuno con le sue peculiarita'.
Il risultato ottimale sarebbe quello di far si che il lettore non se ne accorgesse, come se  leggesse  una lunga biografia, piena di colpi di scena, ma perfettamente inseriti nella logica della storia.
Mauro Boselli, l'attuale responsabile della collana di Tex, afferma che pochi in Italia sanno scrivere storie del famoso personaggio bonelliano.
La cosa mi ha colpito, perche' all'apparenza non esiste niente di piu' semplice di un fumetto texiano, eppure le regole e gli schemi da rispettare per non deludere il fedele lettore, sono talmente rigidi, che diventano una proprieta' di pochi eletti.
Alcuni autori invece hanno saputo far evolvere il personaggio che si sono trovati a gestire (ma in America questo si puo' fare, e forse e' solo questione di coraggio) pur nel pieno rispetto della tradizione.
Grant Morrison nella sua gestione di Batman ad esempio,  arriva a realizzare l'impossibile: dare logicicita' e credibilita' a personaggi estremi come Batmito, figli del periodo piu' psichedelico e folle della storia editoriale del crociato incappucciato, e che fino ad allora sembravano inevitabilmente congelati nel proprio tempo, ed inserirli nella nuova continuity (in pratica Batman agli inizi della
sua carriera si fa indurre in uno stato mentale alterato da farmaci ed ipnosi per comprendere meglio la pazzia dei criminali che si trova ad affrontare, e Batmito, durante questo viaggio delirante, diventa il suo Virgilio immaginario).
Una sfida stimolante per  qualunque autore, ma solo pochi hanno "osato" tanto.

A volte le idee prima di concretizzarsi definitivamente hanno un periodo di gestazione lungo e doloroso, e si puo' seguirne le tracce attraverso molteplici tentativi iniziali, come la storia di un trilobite preistorico tramite le sue impronte fossili.
Interessante il caso di Superman.
Nel gennaio del 1933, circa un anno prima di dargli una forma definitiva,  Siegel e Shuster pubblicarono il racconto breve "Reign of super-man", storia di un umano a cui vengono dati poteri immensi, e che decide di usarli per conquistare il mondo.
Molta letteratura pulp di quel periodo, con illustri esempi come il dott. Fu Manchu, o Mabuse, metteva il villain al centro del racconto.
Ma comunque ormai l'idea era germogliata.
Il passaggio successivo fu quello di far evolvere il personaggio da cattivo a buono, da umano ad alieno (e l'eliminazione del trattino nel titolo serviva ad esaltare questo punto).
Anche la sua fisionomia cambio', sostituendo la calvizie (che poi riapparve nella nemesi di Superman, Lex Luthor) con un innocente e rassicurante tirabaci.
Ma rimase l'idea dell'uomo che assurge a poteri divini, riscattando la  fragilita' della sua specie (anche se alieno Superman e' pur sempre riconoscibile come umano) e fornendo ai suoi autori potenzialità' narrative immense.
Col senno di poi potremmo affermare che Superman nacque nel momento giusto (anche sociologicamente parlando) ma e' difficile pensare ad una precisa strategia.
Era un espediente letterario imperdibile, in un terreno ancora praticamente vergine come erano gli albori del  fumetto supereroistico.
Un piccolo bellissimo miracolo, carico di potenzialita'.

Etologia del pipistrello

Il pipistrello e' un animale notturno che caccia in solitaria ma non disdegna la compagnia di animali piu' piccoli che egli accudisce teneramente, rivelando il suo bisogno di una famiglia, quella che troppo presto lo ha abbandonato.
Attacca le sue prede piu' per fame di giustizia che per bisogno fisiologico, sfruttando il suo look terrorizzante e mimetico.
Nel corso della sua esistenza ha subito alcune camaleontiche mutazioni, piu' una serie di cambi di pelle, come la muta per il cugino serpente.
Nero, grigio, rosso (questo nella specie nostrana) blu, il cambio di colore spesso e' coinciso con un suo cambio di comportamento.
Durante le sue escursioni usa utensili atti alla caccia, oppure le proprie appendici, alcune volte carapaci rinforzati, altre invece la nuda pelle.
La spiccata personalita' e gli incrollabili valori su cui ha fondato la propria esistenza sono profondi e definiti, per cui diventa difficile per madre natura operare su di lui cambiamenti radicali, ancor  piu' quando il tutto gia' funziona perfettamente (anche la natura ragiona con pragmatismo ed economia di mercato).
Il suo mantello puo' cambiare forma fino a diventare quasi vivo, la sua abilita' nel saper usare mente e corpo, lo aiuta a sopravvivere.
E' il perfetto mix di forza, abilita' tecnica e perspicacia.
Un meraviglioso successo evolutivo, che ha raggiunto ormai la perfezione, e che lo rende sovrano assoluto nella sua nicchia ecologica.
Si ha come la sensazione che egli sia sempre stato assoluto padrone della propria vita, indipendentemente dalle reali intenzioni di chi lo ha messo al mondo.

Maschere

Uno dei passi essenziali che la Marvel ha effettuato fin dall'inizio per prendere le distanze dal passato fumettistico rappresentato per la maggior parte dai personaggi Dc, e' stato quello di ridurre al minimo l'uso delle maschere.
Tutti le indossiamo, ogni giorno. Per divertimento o per vigliaccheria.
Praticamente tutti i supereroi Dc ne hanno una: alcuni  ne esaltano l'aspetto fantastico appendendosela alla faccia (Green Lantern) mentre per altri basta un semplice paio di occhiali (ricordiamo che Clark Kent e' l'alter ego di Superman, non il contrario) entrambe le situazioni in una palese e condivisa (dai lettori) sospensione della plausibilita'.
L'effetto finale e' significativo: per anni gli eroi,  con la scusa di usare l' anonimato per difendere i propri affetti personali dal mondo pericoloso in cui si muovevano, finivano per prendere distanza dal loro pubblico, difendendo orgogliosamente il loro status di personaggi di fantasia.
Il mondo Marvel invece, da sempre piu' calato nella nostra realta' quotidiana, compie due importanti passi: abolisce  i luoghi di fantasia (la Gotham di Batman ha un fondamentale ruolo nella narrazione come fosse essa stessa un character, la New York di Spiderman e' semplicemente la nostra) facendo muovere i suoi personaggi in ambienti famigliari ai suoi lettori, ma soprattutto gli toglie la maschera.
Non  tutti (Spidey per esempio la mantiene perche' da sempre ha parenti da proteggere dietro il suo anoimato, mentre i Fantastici Quattro non ne hanno bisogno perche' come famiglia si difendono da soli) ma la stragrande maggioranza di essi nel tempo ha rivelato la propria identita', accorciando la distanza con noi lettori.
Come si dice: il volto e' lo specchio dell'anima (sarebbero gli occhi, ma vabbe'..).
In questo caso per noi e' uno specchio e basta, in cui riconoscerci mentre compiamo imprese fantastiche.
Mossa intelligente, determinante per l'enorme successo dei personaggi Marvel.
Anche questa e' stata una piccola grande rivoluzione.

Evolvi o muori

L'evoluzione di un personaggio diventa necessaria quando a cambiare sono in parallelo gusti e sensibilita' del suo pubblico.
Sarebbe folle riproporre oggi le semplici ed enfatiche sceneggiature di Stan Lee o Bob Kane, come sarebbe controproducente ed anacronistico per un artista moderno ritrarre una madonna con angeli e serafini.
Gia' l'avvento dell'universo Marvel fu una importante rivoluzione rispetto al mondo psicopop della Dc Silver Age, come lo e' stata negli anni ottanta la British Invasion dei vari Alan Moore e. Soci, che cercarono di alzare toni, contenuti e qualita' del prodotto fumetto, con ambizioni da grande letteratura, e successivamente durante i novanta, cavalcando l'onda del  crudo realismo politically incorrect con le opere di Millar, Ennis et al.
Questa e' la bellezza della continuity: crescere con il proprio pubblico.
Questo e' anche cio' che distingue il fumetto supereroistico americano da quello europeo,  con i suoi personaggi sempre congelati nel proprio minimondo.
La continuity e' cio' che nell'ambito della lettura fantastica di piu' si avvicina alla vita, alla biografia, al racconto realistico.
E come nella vita, il cambiamento e' necessario.
Come Darwin insegna, se non evolvi muori, inevitabilmente.
Per sempre imbalsamato in un loop di banalita' e meccanicismi senz'anima.
E questo e' il rischio, la maledizione della continuity.

La parabola di un piccolo grande uomo

Henry "Hank" Pym ha fatto parte della versione originale degli Avengers, ha contribuito a dare forma a questo nuovo universo fumettistico con la sua ingombrante presenza, prima come Giant Man, e minimalista, dopo come Ant Man, ha creato la peggior nemesi del supergruppo marvel e cioe' Ultron e di conseguenza la Visione (affascinante personaggio complesso e problematico).
Poi e' entrato in crisi, frustrato per essere l'eterno secondo (meno geniale di Tony Stark, meno eclatante di Hulk, meno simbolico di Cap) depresso e in pieno esaurimento nervoso, arriva a picchiare la moglie (Janet/Wasp) per sfogare la propria rabbia.
E' l'inizio della fine.
In successive rielaborazioni del personaggio, si insinua addirittura che abbia creato Ultron solo per soddisfare il suo bisogno di riscatto, proiettando in lui tutte le sue ansie, frustrazioni e desideri di rivalsa, e che percio' non abbia mai veramente avuto alcuna intenzione di sconfiggerlo, accettandolo inconsapevolmente come figlio e strumento di vendetta.
Durante la  presa di coscienza di questa sua parte oscura, egli si sacrifica in un ultimo tentativo di riabilitazione.
La storia di Henry e' l'esempio di un arco narrativo logico e conclusivo, quello che potrebbe essere per ogni personaggio a fumetti, se solo si fosse finalmente liberi da problemi di  budget  (a volte sembra proprio che certi personaggi siano tenuti in vita come zombi, solo per non rinunciare a sicuri introiti).
E che in secondo luogo dimostra  anche che super-poteri o super intelligenza non ci possono salvare dalle nostre umane miserie.

La fine (dei Fantastici Quattro)

In questi ultimi mesi in America si sta finalmente componendo il nuovo universo Marvel.
Cio' che nasce, o rimane, dopo il cataclisma "Secret Wars", e' una manciata di serie nuove, alcune che tentano il rilancio di personaggi per ora quasi mai sfiorati dall'onore di una propria testata (Hyperion, Scarlet Witch) altre in cui si tenta il rilancio di alcuni gia'  conosciuti (Doctor Strange) e molte conferme (Spiderman, gli X-Men e gli Avengers questi ultimi comprendendo personaggi ripescati dai due universi scomparsi).
In questo la Marvel e' stata (per ora) molto piu' coraggiosa della sorellina Dc che invece dopo un'operazione molto simile (la mini "Convergence" e' un clone di Secret Wars, dove i vari mondi, alternativi e non, della storia Dc vengono trasferiti da Brainiac su un altro pianeta per combattere tra loro) tutto e' rimasto come prima.
Quello che salta agli occhi nel dopo Secret Wars, e' che alcuni pilastri fondanti della ormai piu' che cinquantennale storia Marvel sono scomparsi.
Il caso piu' dirompente e' quello dei Fab Four, che avevano recentemente gia vissuto perigliose vicissitudini (la supposta morte della torcia umana scomparso nella zona negativa, alcuni cambi di formazione, la distruzione del Baxter Building), e che sono stati come avvolti dal campo invisibile di Susan Storm e scomparsi dai radar.
Forse che e' proprio l'idea di famiglia (che loro hanno sempre orgogliosamente rappresentato) ad essere in crisi (alla faccia del family day)?
O piu' prosaicamente che, essendo le loro versioni cinematografiche, come quelle degli  X-Men, in mano alla Fox, sia stata una scelta della Disney quella di metterli in secondo piano per non fare pubblicita' alla concorrenza (e questo spiegherebbe anche la morte di Wolverine)?
Giudizi a parte (soprattutto in merito al triste panorama che rivelerebbe la seconda ipotesi), e'certo che il clamoroso (e meritato) insuccesso della recente pellicola che doveva rilanciarli, non ha aiutato a compiere scelte differenti.
E cosi', la piu' longeva e simbolica famiglia dei fumetti, pare  davvero essersi sciolta come fossero dei comuni fallibili mortali dopo una causa di divorzio (in questo caso dai propri lettori).


Il lettore di fumetti ormai e' abituato: da ogni pagina ricevera' alternativamente gioie e delusioni, sempre, immancabilmente.
I piu' tenaci resistono, qualcuno abbandona.
Ma rimanendo pero' sempre attento a  quel mondo affascinante che ha temporaneamente messo da parte, nella speranza che spunti finalmente la gemma inattesa.
Per tutti, male che vada, ogni avventura, ogni vignetta restera' per sempre un bellissimo, emozionante ricordo.
Tante piccole rivoluzioni, nella nostra piccola vita.

                                                                                                          Sempre un grazie alla mia editor:)

1 commento:

  1. Un altro bel saggio sui fumetti sostenuto da una cultura fumettistica, io credo, senza eguali

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