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venerdì 21 luglio 2017

LA PIU' BELLA STORIA MAI RACCONTATA

 Credo che ben pochi lettori di fumetti conoscano il supereroe mutante chiamato Forgetmenot (aka "Nobody" o "Nothing man").
La sua pur breve storia (e' apparso, per ora, in soli  5 albetti delle collane mutanti), gli ha fatto comunque conquistare una dettagliata scheda anagrafica su "Marvel Wikia", il database on line dei personaggi della Casa delle Idee.

Il suo nome (piu' un soprannome in effetti) e' un vero e proprio grido disperato ("Non dimenticatemi!"), ed il suo significato verra' spiegato in seguito.
Per ora basti sapere che la sua pur breve esistenza disegnata, e' contrassegnata dall'essere stato il protagonista della piu' bella storia mai raccontata (almeno per me).
Ma andiamo per ordine.

Pre Scriptum
 Per fare una completa ed esaustiva disamina di tutta la vicenda,  ho dovuto ricorrere ad una marea di spoiler.
Chi non gradisce, si compri l'albo in questione, lo legga, e ritorni, se vuole.
Io aspetto.

lunedì 20 febbraio 2017

UNA (lunga) STORIA MUTANTE parte terza

Facciamo il punto della situazione 

I mutanti, dopo i cataclismatici eventi di House of M, si leccano le ferite, richiusi e sorvegliati tra le quattro mura dello Xavier Institute da un esercito di Sentinelle.
Cerebro, la macchina trova-mutanti che il prof. Xavier manovra con la sua abilita' telepatica, e' silente da tempo, e coperta da un triste velo di polvere.
Nel frattempo si sono moltiplicati gli attacchi di una nuova setta di fanatici col pallino della pulizia genetica, i Purificatori, guidati ed ispirati dal reverendo William Stryker che vuole concludere l'opera iniziata da Scarlet Witch determinando la definitiva e totale scomparsa della razza mutante.
Mentre accade tutto cio', improvvisamente una piccola speranza fa capolino nella fredda e lontana Alaska, rischiarando le tenebre dell'incerto futuro della razza mutante : 
Cerebro comincia a pulsare, rivelando la prima nascita dotata di gene X dopo quasi un anno.
Questo, che poteva essere l'incipit del racconto della rinascita degli X-Men, diventa anche l'inizio della loro ennesima tragedia.
Ma d'altronde, si sa, con i lieto-fine non si fa business.
La neonata Hope è la prima mutante che rivela i suoi poteri (ancora non ben definiti), dopo House of M, e la sua nascita diventa concreto simbolo di speranza.
Purtroppo e' anche la scintilla che da' origine ad una vera e propria guerra civile all'interno della comunita' mutante.
Intorno a questo piccolo miracolo si scatenano infatti fin da subito le brame di tutte le fazioni mutanti: i Marauders di Sinistro, i Purificatori (comandati prima da Stryker e poi dall'androide caccia-mutanti Bastion), gli Accoliti, Predatore X (creatura ibrida che si nutre di dna mutante), i Reavers di Lady Deathstrike (un'altra vittima come Wolverine dei tentativi di fondere l'adamantio con le ossa umane). 
Anche nel monolitico gruppo degli stessi X-Men si cominciano ad evidenziare piccole crepe, soprattutto tra Xavier e Scott Summers che hanno opinioni diverse su come gestire la situazione.
E cio' inizia a creare i presupposti per l'imminente crollo.
L'unico che si prende a cuore le sorti della piccola neo-mutante, e' un redivivo Cable.
Egli, nella doppia funzione di babysitter e guardia del corpo, cerca soprattutto di salvarla da Alfiere, il tormentato poliziotto mutante che viene dal futuro, e che ritiene Hope responsabile della sua terribile realta'.
Questo in fondo e' il problema : Hope e' la salvatrice della razza mutante oppure la responsabile della sua definitiva distruzione?
Dopo aver identificato queste due differenti linee temporali, Forge, il mutante con il potere di manipolare la tecnologia, spedisce in entrambie alcuni compagni (Layla Miller ed alcuni doppi di Madrox l'Uomo Multiplo) per capire e prevenire.

mercoledì 14 dicembre 2016

UNA (LUNGA) STORIA MUTANTE seconda parte

Grant Morrison (2001-2004)
 
All'inizio degli anni duemila, il mondo mutante subiva le conseguenze di uno boom demografico senza precedenti.
Le testate avevano continuato a moltiplicarsi  raggiungendo il ragguardevole numero di 7 : "Uncanny X-men", "X-men", "X-force", "X-factor", "Excalibur", "X-man", a cui si era aggiunta "Generation-X" di Lobdell/Bachalo ennesima variazione sul tema "scuola-per-superdotati", ognuna con il suo team di personaggi, che spesso si incrociavano in estenuanti cross-over, affogando il fedele lettore in un oceano di mutazioni.
Al contrario della quantita', che sovrabbondava, era la qualita' che cominciava a latitare, mentre un pubblico sempre piu' smaliziato cominciava a reclamare nuovi stimoli.
Per gestire questa situazione magmatica, venne chiamato colui che della qualita' aveva fatto il suo marchio di fabbrica : quel Grant Morrison, che aveva ringiovanito vecchie glorie come la Doom Patrol in casa D.C.
Egli riusci' in soli 40 numeri dei suoi "NewX-men" a soddisfare sia gli affamati di novita', sia gli ultraconservatori.
Il suo tocco magico, tra classicismo ed innovazione, rinvigori' l'UM (Universo Mutante)  preparandolo alle sfide degli anni duemila.
Introduce il personaggio di Cassanda Nova, sorella di Xavier e sua antagonista fin da dentro l'utero materno. I tentativi di distruggerla, sono destinati a fallimento, perche' i suoi poteri mentali le consentono ogni volta di crearsi un nuovo corpo. L'odio per il fratello la portera' ad annientare  ogni cosa egli ami, ad esempio l'isola di Genosha, vero simbolo del sogno di Xavier di trovare per i propri pupilli un oasi di pace ed indipendenza.

martedì 19 luglio 2016

LA SOLITUDINE DEL MOSTRO

Ai poli opposti del Mito stanno due figure antitetiche ma complementari:
 l'eroe scintillante, bello e perfetto, e il mostro deforme, la forza bruta, spesso simbolicamente sacrificabile alla fine dell'Impresa.
E' la normalita' contro la diversita', l'ordine contro il caos, entrambi necessari per definire la nostra dimensione umana, in una perenne guerra fratricida dell'anima.
Ma mentre l'eroe, in questa rappresentazione simbolica, trova proprio nella distruzione
della bestia la sua unica ragion d'essere, il mostro pare vivere di vita propria, di non a vere un gran bisogno del suo antagonista.
Egli se ne sta tranquillo nella sua caverna sotto la montagna, mentre l'eroe senza di lui e' un povero pupo siciliano disoccupato. Sia nella sua accezione romantica di fantasia letteraria, che sia frutto di un esperimento chimico o simbolo del nostro io piu' nascosto, sia in quella reale, come anomalia genetica o nella figura di chiunque sfugga a regole e parametri sociali, e' comunque un essere reale, perfettamente autonomo.
E' la faccia oscura della luna, impossibile da ignorare.
E proprio quel mostro che ci suscita empatia o tenerezza quando ne leggiamo la storia o ne osserviamo le imprese cinematografiche, ben piu' del suo altezzoso ed arrogante antagonista, nella realta', dove piu' ne avrebbe bisogno, ci provoca orrore e diffidenza.
La povera bestia sconfitta tocca le corde dell'emozione e della pieta', ma e' anche la sua faccia simpatica ed infantile, come testimonia il successo degli orrori grotteschi di "Monster and co", a rubare la scena all'anonimo guerriero, spesso nascosto dalle pesanti imbardature della purezza e dell'incrollabile fede.
Il mostro e' nudo, il mostro e' sincero.
Anche nella sua accezione piu' negativa, come i vari slashers seriali dei film dell'orrore sulle cui efferatezze si e' costruito un genere cinematografico di forte attrattiva, i vari Freddie Krueger o Michael Myers rivelano il loro carisma come unici veri protagonisti in un mondo di trascurabili agnelli sacrificali.
E la gente applaude.
Nella realta' della cronaca, come testimoniano le "fans" in delirio per il Pietro Maso della situazione, diventano troppo spesso vere e proprie stars di luccicanti ribalte mediatiche.
E' questo che affascina : il nostro piccolo Mr Hyde vive una vita estremamente semplificata, priva di regole e convenzioni : e' l'anarchia personificata, quel frammento della nostra anima che vorremmo vedere correre libero e selvaggio per i pascoli della vita.
 E se la sua corsa suscita terrore e provoca qualche vittima, poco importa : in fondo e' la sua natura.

martedì 5 aprile 2016

LA GRANDEZZA E' NEI PICCOLI

Laggiu' in un piccolo campo giochi, in mezzo ad enormi cose di plastica a forma di drago  o robot,  piene di scale e scivoli che spuntano da ogni parte come aculei di un istrice gigante, scorgo una moltitudine di bimbetti che giocano alacremente.
Il sole sta tramontando con la sua solita lentezza da fine primavera, ma essi sembrano aver  appena cominciato, visto il vigore e l'energia che ancora impiegano nell'operazione.
Piccole nuvolette ocra si alzano a tratti dal suolo sabbioso, e li fanno sparire alla  vista, cristallizzando nell'aria piccole parole solidificate, urli e strilli stilizzati,  come messi li apposta a mo' di  cartelli segnaletici.
Il messaggio e' chiaro : siamo qui e ci stiamo divertendo un mondo.
Li osservo, incuriosito dal baccano che si leva da quella piccola arena da battaglia.
Una selva intricata di teste e membra che si agitano al vento, ognuno tenta di afferrare  l'altro in una danza equilibrata : e' tutto cio' che si riesce a distinguere da quella  distanza, nell'aria che vibra della loro energia.
Mi alzo, chiudendo con uno scatto (delicato) il mio prezioso volumetto di "Watchmen" :  me lo ero portato dietro al parco per una sua ennesima rilettura, con l'intento  dell'archeologo professionista, perennemente alla ricerca della sua vignetta perduta.
Quindi inizio la mia marcia di avvicinamento.
I bimbi non danno segno di avermi notato, per cui ho tempo di osservarli con tutta calma,  mentre accorcio le distanze.
Non sono bimbi normali, non certo cio' che ti aspetteresti di vedere in una situazione  apparentemente banale come quella : un normale pomeriggio in un normale giardinetto dove  si svolge un normale sfogo pre-puberale.
Prima di tutto noto la mancanza di un qualunque genitore,  di qualsivoglia sesso od eta',  e soprattutto che a questa palese
anomalia nessuno sembra fare caso. Sono poche comunque le
persone qui intorno, e quelle poche se ne stanno prudentemente a  distanza di sicurezza, ognuno perso nei propri affari. Ora sono a pochi passi, e la loro anomalia appare ormai evidente. sia nei modi che nelle  fattezze.
Non sono semplicemente bimbi, sono qualcosa di piu', ma contemporaneamente con qualcosa  di meno che, ora che li ho riconosciuti, dovrebbero avere.

domenica 21 febbraio 2016

LSOC (Evoluzione e rivoluzione nel fumetto supereroistico)


Da dove vengono le idee?
Da un misterioso iperuranio come teorizzava Platone, da una dimensione parallela, oppure si possono piu' semplicemente progettare a tavolino per creare opere di sicuro successo?
Sono frutto del caso (o della necessità) come fosse un vero e proprio processo darwiniano?
Ma soprattutto: come evolvono le idee?
Quand'è che diventano una vera  rivoluzione,  lasciando libera la fantasia di frantumare gli argini della fredda logica per esondare nel  terreno della pura illogicità?

Che sia chiaro fin da ora: non risponderò esaurientemente a nessuna di queste domande...

domenica 21 giugno 2015

LITTLE SHOP APPENDICI (il fumetto di propaganda)

PAM!
1945. La guerra mondiale compie i suoi ultimi atti.  Gli alleati da tempo sbarcati in Italia, dilagano sulla penisola e la liberano passo dopo passo dagli ultimi fuochi di follia fascista,  appoggiati e spesso anticipati dalla Resistenza Partigiana, ed il  popolo che ne sostene ed incoraggia l'azione, comincia a crearsi le proprie icone salvatrici, reali o anche di fantasia, che nulla hanno da invidiare per l'immaginario collettivo, agli eroi avventurosi  d'oltre oceano. Perche' e' anche tra le pagine di giornaletti mal  stampati e peggio distribuiti che si fa la storia e si combattono le  piu' aspre e decisive battaglie, anche se per poco tempo, anche se la Storia poi ha dimenticato.
Fu appunto nel 1945 che esce nelle edicole italiane il fumetto "Pam il partigiano", personaggio dall'onomatopeico nome, che contribuisce a  mitizzare le gesta eroiche di questi (super) eroi popolari, con un'immediatezza storica quasi da instant book, e con l'intenzione di sostenere le speranze di riscatto e di un inevitabile desiderio di rivalsa di un'Italia stanca ma mai doma.

mercoledì 3 giugno 2015

LITTLE SHOP OF COMICS/APPENDICI: un Ventennio di fumetti (di propaganda e non)


DOVEROSA PREMESSA  

Il Potere ha da sempre un'unica ossessione: riuscire a mantenersi inalterato ed indiscutibile nel tempo, privilegi compresi.
E cerca di ottenere cio' in due modi: o governando col pugno di  ferro e con la paura, oppure cercando di far credere al popolo di vivere nel migliore dei mondi possibili, mentre il vantaggio e' unicamente per chi il potere lo detiene davvero.
Quando ad esempio Ottaviano Augusto, dopo essere diventato imperatore, decise di modificare sostanzialmente la  costituzione repubblicana fino ad allora in vigore, ebbe bisogno di creare un processo di  legittimazione della propria politica e della propria figura, e lo fece tramite una operazione di  marketing propagandistico che coinvolse ogni mezzo di comunicazione  allora esistente: monete, monumenti, epigrammi, componimenti poetici.
Tutto lo glorificava,  tutto giustificava il suo operato.
L'imperativo e' sempre stato lo stesso: ottenere il consenso in ogni modo possibile, con  le buone o con le cattive.

Il Fascismo le utilizzo' entrambe.

ZANG TUMB TUMB  

Nel Manifesto Futurista pubblicato sui piu' importanti giornali italiani dal suo ideatore  FT Marinetti
nel 1908, erano fondamentalmente tre i punti cardine su cui si fondava l'intero programma: velocita', potenza ed espressivita'.

domenica 10 maggio 2015

LITTLE SHOP OF COMICS (capitolo finale)

BAD BOYS

La seconda ondata dell'Invasione, ormai non piu' semplicemente un evento episodico  ma semmai un  lento ed inesorabile processo di colonizzazione, si riconosce per aver abbandonato i romanticismi lirici o le velleita’ letterarie di Sandman o Watchmen, a favore dell’utilizzzo di storie raccontate con un linguaggio piu' crudo  e diretto, e lo sviluppo di temi trattati che oltrepassano abbondantemente qualunque limite avesse a suo tempo fissato il Comic Code.  Sotto l'egida delle sue collane piu' mature, le tre grandi case di produzione fumettistica, spiazzano il mercato con i suoi colpi piu' bassi e politically incorrect.

domenica 3 maggio 2015

LITTLE SHOP OF COMICS (parte quarta)

LE MERAVIGLIE

Marvels!
Come Flex Metallo  e' stato per la DC comics  tra le altre cose, anche una una splendida e nostalgica cavalcata nella sua storia editoriale, cosi’ fu per la rivale Marvel la miniserie  “Marvels!”, pubblicata nel 1994 , in cui lo scrittore Kurt Busiek, utilizzando come io narrante il fotografo Phil Sheldon, in un cambio di prospettiva gia' sperimentato nel suo capolavoro Astro City,  segue passo dopo passo, fotogramma per fotogramma, tutti gli episodi piu’ significativi della storia  dei supereroi della casa delle idee, fin dalle loro prime apparizioni in pubblico nel 1939 (nel caso specifico la torcia umana originale), fino al 1974 con la morte di Gwen Stacy.

domenica 26 aprile 2015

LITTLE SHOP OF COMICS (parte terza)


PRIMA DI TUTTO...ESCHER

Escher
Il fumetto e' arte sequenziale. Le immagini sono costruite apposta per aiutare il lettore a seguire lo sviluppo della storia, e per belle o strane che siano, devono comunque rispettare uno schema narrativo, che fa del movimento dell’occhio il suo perno essenziale, E’ questo che lo distingue dall’arte statica, in cui non esiste storia, ma semmai un insieme di sensazioni e stimoli visivi, compresse in una singola immagine.
M.C. Escher, il famoso incisore e grafico olandese,  con i suoi giochi ottici regolati da schemi matematici, le sue costruzioni impossibili entro cui  l’azione si sviluppa in spirali infinite, suggerisce invece che il movimento possa anche comprimersi in un'unico istante, come un quadro che si muove al suo interno, finendo per creare quasi un ibrido tra le due suddette forme artistiche.

domenica 19 aprile 2015

LITTLE SHOP OF COMICS (parte seconda)

UNA RISATA CI LIBERERA'

Il fumetto e' stato fin dall'inizio uno spirito libero: difficile  tenerlo ingabbiato in schemi troppo rigidi per tempi troppo lunghi.
Little Nemo in Slumberland
Nel 1905 Winsor McCay da sfogo con Little Nemo a questa sfrenata voglia di creativita', facilitato dal formato in tavole domenicali che racchiudevano lo schema narrativo in una specie di grande quadro, e dall'argomento: i piccoli sogni psichedelici di un bimbo dalla dilagante immaginazione. I segnali delle potenzialita' creative del mezzo erano inequivocabili. 
Gli anni sessanta per il fumetto americano sono quelli gloriosi della Silver Age, in cui si immagina regni il classicismo piu' rigido e codificato. Invece gia' allora la voglia di innovazione cominciava a piantare qualche piccola idea seminale. Le copertine della DC per esempio,  non sono  piu' solo quadri statici introduttivi, ma vere e proprie vignette dinamiche con tanto di balloon. Poi venne il numero 163 di Flash, e la prospettiva cambio' ancora.

venerdì 10 aprile 2015

LITTLE SHOP OF COMICS (parte prima)

by Steve
 
IL RE IN GIALLO
 
Nel 1895 un simpatico bambino pelato con i dentoni ed un lungo camicione giallo sul quale  prendevano magicamente forma i propri pensieri sgrammaticati, faceva capolino dalle pagine  del New York World, (il giornale di Joseph Pulitzer, si, proprio lui). Yellow kid era il nome del bimbo, Hogan's Halley quello della striscia in cui si muoveva, Richard Outcault il suo autore.
I lettori americani, mentre si divertivano  per le facezie del monello (prima solo  comparsa, poi subito protagonista assoluto  della striscia), iniziavano anche a  conoscere il variegato mondo di un ghetto di periferia, ma soprattutto prendevano  confidenza con quel nuovo modo di leggere e raccontare storie e situazioni, riducendo  drasticamente i tempi di lettura, e nutrendo l’occhio e la mente di immagini colorate ed informazioni.
Il primo balloon della storia del fumetto  moderno e' pronunciato da un pappagallo  proprio in una tavola della suddetta strip  nel 1896 e riporta la frase: "Sic em  towser!",  ("Attaccalo cagnone!" ). Come dire : se noi discendiamo dalle scimmie,  Superman invece discende da un pennuto. Non so a chi e' andata peggio. In realta' l'idea di fumetto in quanto mezzo e fine per raccontare storie sequenziali nasce quasi settant'anni prima ad opera dello svizzero Topffer con i suoi sketches di vita  famigliare, o forse ancora piu' indietro con i pannelli dei cantastorie itineranti. Ma ora le storie disegnate sono finalmente alla portata di un pubblico ben più' vasto di quello delle sagre di paese.

domenica 29 marzo 2015

DUE O TRE COSE CHE SO SUI FUMETTI (il resto della storia)

Modern Age

Mancava solo un ultimo universo da esplorare prima di poter dire di avere il completo controllo su tutto il fruibile umano in materia di fumetti e suoi derivati.
Ci penso' la Granata Press durante gli anni ottanta a farci conoscere un mondo culturale e grafico totalmente diverso da tutto cio' che avevamo visto fino ad allora : scoprimmo cioe' che Giappone non voleva dire solo Pearl Harbour e Kurosawa, ma anche Akira e Crying Freeman.
Stavo per diventare un Otaku, e non sapevo nemmeno cosa voleva dire.
Bisogna dire una cosa: i giapponesi sono strani.
Col tempo ho imparato ad amare la loro cultura, la loro visione del mondo e dell'essere umano, pur con tutti loro infantilismi e le loro fobie, amarli davvero, con tenerezza e rispetto.
Pero' sono davvero strani.

giovedì 26 marzo 2015

Alla Marvel avevano capito tutto

by Robo

Il Tribunale vivente, Eternità, il Beyonder, il Cubo cosmico, i Celestiali, le 7 Gemme, l'Osservatore, Galactus.
Sono i mattoni principali della cosmogonia Marvel.
Magari l'universo fosse così pieno di protagonisti, magari fosse tanto antropomorficamente rassicurante...
Le cose non stanno affatto in questi termini ma c'è comunque tanto materiale per un confronto, solo che è roba difficile per i non addetti ai lavori; anche per me quindi.
Ne sono da sempre affascinato, da sempre leggo cercando di capire, molto poco capendo. Provo a farvi un sunto, sperando sia decente.


domenica 22 marzo 2015

DUE O TRE COSE CHE SO SUI FUMETTI (parte seconda)

Silver Age

 Anni settanta: la Marvel sbarca in Italia.
 Io ho sempre amato i personaggi Dc, buffi, grotteschi e colorati, ed ancor oggi li preferisco.
 Anche perche' attualmente la cosiddetta Casa delle Idee di idee ne ha davvero poche, e si e' un po' persa in un caos creativo in odore di riciclo, colpa soprattutto di disegnatori pessimi ed autori defidelizzanti.
 Ma la freschezza e la familiarita' che allora sprizzava da ogni retinato di quel nuovo mondo supereroistico, mi conquisto' Immediatamente.
 Era la potenza visiva di "King" Kirby insieme all'epica ironia del buon vecchio Lee.
Ma in fondo una famiglia di super esseri e' pur sempre una famiglia, un nerd che si arrampica sui muri pur sempre nerd, un cieco che volteggia tra i palazzi, sempre cieco e'.
 I supereroi cioe' erano piu' vicini che mai, questa la grande innovazione di Jack e Stan, e noi eravamo li' pronti ad afferrarli.
Anzi eravamo proprio noi con i nostri problemi quotidiani, proiettati sulla carta insieme a nemici impossibili ed epiche battaglie piene di colore e di suoni onomatopeici grandi come cartelloni pubblicitari.
 Il loro pseudo-realismo fece davvero la differenza, e cose piu' banali, come proteggere la propria identita' segreta dalla curiosita' della zia May, cercare semplicemente di sbarcare il lunario tra un mostro e l'altro, o tentare di baciare Jean Gray senza bruciarla viva col raggio ottico, a volte mettevano, giustamente, Rhino e il Fenomeno sullo sfondo.

lunedì 16 marzo 2015

DUE O TRE COSE CHE SO SUI FUMETTI (parte prima)

Golden Age

Onestamente non so come tutto e' cominciato.
So solo che non e' ancora finito, e anzi rimane una salvifica boa di salvataggio in questo oceano di perenne insoddisfazione.
Di sicuro tutto comincio' ben prima dei supereroi, proprio quando l'invasione di orde di meraviglie provenienti da oltre oceano stava iniziando.
 Devo dire che in questo campo noi italiani ci siamo difesi sempre molto bene, contrapponendo solide barriere contro la marea montante in lattex e spandex.
Ma andiamo per ordine.
Nella mia memoria a lunghissimo termine rimangono imperituri i due capisaldi del mio nascere collezionista compulsivo ed amante appassionato dell'arte sequenziale: il Gordon di Alex Raymond (tutto muscoli guizzanti e pose statuarie) e il Valiant di Hal Foster (un mix di virile medievalita' e femminea delicatezza).
Valiant, come d'altronde in tutto il lavoro di Hal Foster, non usava ancora i balloon, ed ogni vignetta era commentata unicamente da alcune righe di didascalia, come fossero piccoli quadri che vivevano di una loro completa autonomia, dandoci tutto il tempo di gustare la scena che rappresentavano, e a distanza di anni infatti risplendono ancora di luce propria nel mio casellario mentale.
Anche Gordon , uno dei piu' illustri prototipi del fumetto di fantascienza, che pure li usava ogni tanto, era costruito come se la plasticita' di forme e situazioni fosse sempre piu' che sufficiente a rappresentare trama e sentimenti con la giusta enfasi.

domenica 1 marzo 2015

Di quando ero Sventato (prima parte)

Ovvero: L'Ombelico di Forlì 01
by MadPeaks

Nei film investigativi arriva sempre quel momento in cui il criminologo (o il pazzoide criminale) tesse sui muri della sua stanza una ragnatela fatte di appunti, foto e puntine su carte geografiche. Parte dai punti di riferimento a prima vista banali e poi tracciando linee crea incroci per ricavarne altri meno scontati; ad un certo punto, si spera, sarà chiaro il disegno ed il punto preciso, l'origine da cui ogni trama si dipana. 
Quel pazzoide stavolta sono io e la cartina su cui lavoro è quella di Forlì e dei suoi dintorni. 
Il materiale è composto da ricordi, ricerche, strumenti digitali e tanto nastro adesivo.

Il punto di partenza è a piacere, ed io scelgo proprio questo:


Forlì. Giugno 1981, lunedì mattina.


Una nuova INCREDIBILE avventura!!!

sabato 3 gennaio 2015

Requiem per un Supereroe




Introito/Kyrie eleison

La figura avvolta in un bozzolo argentato avanza con lentezza sulla piattaforma inondata dai raggi di un tramonto sanguigno.
Passo dopo passo il suo avanzare si fa sempre più rallentato, il bozzolo sempre più informe e compatto, fino a bloccarlo in una posizione statuaria, una statua di puro metallo, come un monumento a se stesso, immobile e paradigmatico.
Tutto è metafora, tutto è in fondo incredibilmente crudele.
E' la fine di un'era?