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sabato 6 agosto 2022

La casa con i disegni sul muro

 By Robo

(prequel de La Maestra Sabrina)

L'uomo era sempre vissuto in quella casa. Almeno per quanto si ricordava. Una casa in periferia, quadrata, con un cortile sul davanti chiuso da uno steccato.
Non usciva mai, non ricordava l’ultima volta che lo aveva fatto, al massimo si sedeva in cortile a guardare fuori, ad aspettare la sera. Il cibo se lo faceva portare a casa. Non aveva bisogno di lavorare, passava le giornate a guardare la tv e le notti con i suoi incubi. Quando si coricava sapeva che avrebbe sognato. Ma i suoi sogni erano popolati da sogni vividi e terribili, sempre gli stessi. C'erano gli insetti giganti, il grillo canterino e la farfalla, animali carini per carità ma alle loro dimensioni normali, mentre l'uomo li incontrava grossi, veramente grossi e allora antenne, testa e addome diventavano mostruosi e minacciosi e facevano dimenticare i colori delle ali o il simpatico cri cri.
Poi c'erano i fiori, alti come piccoli alberi, che piegavano il gambo e giravano le corolle sul volto dell'uomo quando questo gli passava vicino inondandolo di un odore così dolce da risultare nauseabondo, vomitevole. Il pezzo forte però era il pesce. Il pesce era grande, più grande dell'uomo stesso e guizzava fuori, con le sue squame lucenti e lo guardava in faccia, con quegli occhi da pesce lo guardava dritto in faccia.
Ogni notte era un viaggio pauroso e sgradevole, ogni mattina un sollievo. Ogni giorno una noia ma non avrebbe mai lasciato la casa. Non poteva sfuggire ai sogni, quindi perché scappare? Almeno il giorno era al sicuro lì dentro e la notte, anche la peggiore, sapeva che sarebbe finita.
Chissà da quanto tempo andava avanti così… l'uomo non lo ricordava.
Poi le cose cambiarono.
Una mattina l'uomo stava strappando dei ciuffi di piante infestanti quando sentì una vocina che lo chiamava: "signore. Signore". Era una voce infantile e femminile. Avvicinandosi alla staccionata vide una bambina piccola poco oltre il cancello. "Signore. Perché non gli dà un nome?" disse la bambina carina. "Un nome? A chi?" rispose l'uomo. "Agli animali!" rispose la bambina. Poi disse: "devo andare. Ciao signore" e si allontanò. "Hei!" gridò l'uomo "ma tu chi sei?" ma ormai la bambina si era allontanata. Quella sera mentre si coricava pensò al consiglio della bambina e decise di provare a dare dei nomi ai suoi incubi notturni. Trovò nomi banali che iniziassero con stessa lettera di quello cui erano attribuiti, per esempio il grillo fu Gigi, il pesce fu Paolo, con la farfalla non trovò nulla e optò per Raffaella e ai fiori diede un nume di gruppo: le Margherite che era poi la cosa cui più assomigliavano. Una volta prese le sue decisioni si addormentò. Quando riaprì gli occhi era ancora disteso nel letto e la luce dell'alba filtrava tra le assi della tapparella. "Non ho sognato?" Pensò, "ma non è mai successo che non avessi un incubo da quando ho ricordo!", e mentre si aggrovigliava in questi pensieri vide con la coda dell’occhio una grossa sagoma nera e tondeggiante entrare in camera da letto dal corridoio. La conosceva bene, gli aveva dato anche un nome buffo ma prima era un mostro relegato nei suoi sogni ora era fisicamente nella sua camera da letto. Rimase seduto sul letto, non osava scendere e, un certo punto Gigi il grillo gigante sollevò la testa ai piedi del letto, poggiò il primo paio di zampette sulla coperta e allungò le antenne verso di lui fin quasi a toccarlo. Fuggì in bagno ma dalla vasca guizzò fuori il pesce Paolo con le sue squame lucide che lo guardò dritto negli occhi come faceva sempre. Allora andò in giardino e ci rimase tutto il giorno finché non si fece di nuovo buio e si addormentò lì, tra l'erba e la terra smossa. Si risvegliò di nuovo nel suo letto con un odore nauseabondo che gli penetrava fin nel cervello, le margherite giganti erano chinate sopra di lui.
Andò avanti così con risvegli in pieno giorno o con l’oscurità ancora presente ma sempre, sempre nel suo letto. In qualunque posto si fosse rifugiato, una volta addormento si risvegliava nella sua camera da letto. A volte i suoi mostri lo perseguitavano, a volte non si facevano vedere. Cominciò a non capire più cosa fosse incubo e cosa fosse reale.
Un mattino senza mostri, sogno o veglia che fosse, mentre era in giardino risentì la voce della bambina. "Signore, signore. Come stai? chiese la bambina". Lui si avvicinò al cancello e rispose: "peggio di prima. Almeno sapevo che erano incubi e di giorno ero al sicuro. Ora non distinguo più il sogno dalla realtà. Anche ora non so se tu sei vera, bambina". "Be", rispose la bambina, "neanche io so se sono vera. Però ti ho portato un regalo" e allungò il braccino verso l'alto. In mano aveva una piatta valigetta di plastica azzurra, fece fatica a tirarla sù. L'uomo la prese e la aprì. Era una scatola di colori a tempera. Alla base c'erano i tubetti, verticali, ognuno nella propria nicchia, parzialmente spremuti e curvati; sopra, uno di fianco all’altro, mezzi accatastati, una decina di pennelli, tutti sporchi di colore e con le setole appiccicate. Il lato aperto verso l'alto era stato usato come una tavolozza ed era incrostato di tinte secche. "Ora che gli hai dato un nome li devi disegnare. Ciao", disse la bambina e se ne andò.
Era una mattina luminosa e l'uomo si mise al lavoro. Cominciò da sinistra con Gigi il grillo poi si spostò verso il centro e disegnò tre margherite giganti. "Ne manca una" pensò e fece per spostarsi ancora verso destra. "Accidenti, qui c'è la porta", notò. Allora passò oltre e disegnò la quarta margherita nella parte destra del muro e poi si spostò ancora per disegnare Raffaella la farfalla che con quelle grandi ali occupava molto spazio. Si accorse che era rimasto abbastanza spazio per qualcos’altro e gli mancava, in effetti, un solo animale. Ma Paolo il pesce meritava un posto meno periferico, era il mostro che lo spaventava di più. Si allontanò per avere una migliore visione d’insieme e poi decise: "la porta. Lo disegno sulla porta" e così fece. Era l'imbrunire quando terminò la sua opera e Paolo il pesce era veramente venuto bene. Lo guardava dritto in faccia con quei suoi occhi grandi, non importava se l'uomo si spostava, lo sguardo di Paolo il pesce lo perforava, letteralmente. "É proprio lui", pensò l'uomo. Venne l'ora di andare a dormire e mentre chiudeva gli occhi l'uomo si chiese se sarebbe cambiato qualcosa. E qualcosa, in effetti, cambiò perché l'uomo non si addormentò affatto, neanche per un minuto. In effetti accolse il mattino ancora perfettamente sveglio. Non stanco, non nervoso o affranto, solo sveglio. Non aveva sognato perché non aveva dormito. La sera del giorno dopo la cosa si ripeté e poi di nuovo il giorno dopo ancora, e ancora e ancora. Per una settimana l'uomo non chiuse occhio, si stendeva nel suo letto la sera e si rialzava la mattina, pareva un più un comportamento rituale che la risposta a un bisogno fisiologico. L'uomo si ricordava di aver sentito di esperimenti di privazione del sonno negli animali e che questi portavano a morte in breve tempo. Lui invece non soffriva di nulla, anzi il tempo passava più piacevolmente senza doversi preoccupare dei suoi mostri, ormai cristallizzati, imprigionati nei disegni sul muro.
Un giorno, per curiosità, decise di smettere di telefonare al supermercato per farsi portare il cibo. Non sapeva bene che aspettarsi, magari semplicemente di aver fame. Invece, anche in questo caso, le cose andarono in un altro modo: l’assenza di cibo, dopo una decina di giorni non gli causava alcun problema. Non gli pareva neppure di essere dimagrito, anche se non aveva mai fatto caso al proprio peso. Intanto era ormai un mese che non dormiva. "Qui c'é qualcosa di strano", pensò l'uomo, "cos’altro c'é che potrei provare?". Dormire, nutrirsi, cosa mancava? "Respirare", pensò. Quel giorno stesso, una volta coricatosi, smise di respirare e aspettò, aspettò che succedesse qualcosa. Anche stavolta nulla: al mattino si alzò, come al solito, senza aver dormito, digiuno e senza aver fatto, in sette ore, un solo atto respiratorio. "Eppure sono vivo" pensò. Era molto confuso e uscì in giardino quel mattino. "Signore. Signore come stai?" la voce ormai la conosceva e si avvicinò al cancello, di fronte al quale, sorridente, lo aspettava la bambina. "Ei, sei strano stamattina, che c'é?", chiese lei. L'uomo riempi i polmoni per la prima volta dalla sera prima, doveva farlo se voleva parlare. Gli fece uno strano effetto, come qualcosa di forzato e meccanico, non necessario di per sé ma, in effetti, necessario per emettere un qualsivoglia suono. Si era così rapidamente disabituato che la prima parola gli uscì con la vocale molto più lunga del normale tanto che da far ridere la bambina. "Hoooooo….ho smesso di dormire, di mangiare e, da ieri sera anche di respirare. Eppure sto bene. Non so che pensare", disse. "Neanche io" rispose la bambina, "le persone dormono, mangiano e respirano. Forse non sei una persona. Come ti chiami?" concluse la bambina. "Come mi chiamo? Come mi chiamo?", pensò l'uomo, "come diavolo mi chiamo? Perché non lo ricordo?". Poi gli venne un'idea e disse alla bambina: "guarda sotto al campanello. I ragazzi che mi portavano da mangiare suonavano sempre lì. Sopra o sotto ci dev’essere il mio nome".
La bambina strizzò gli occhi e guardò dove gli aveva indicato, e guardò e guardò ma poi si arrese e disse: "no. Non c'é niente. Nessun nome. Non hai un nome". Poi salutò e se ne andò, "ciao signore senza nome. Io ce l'ho, mi chiamo Ginevra. Ciaooooo" fece per fargli verso.
L'uomo rientro in casa ancora più confuso. Forse il suo nome era da qualche parte dentro casa. Sapeva che c'era un album di famiglia e lo tirò fuori, non ricordava da quanto non lo aveva guardato. Lo trovò, lo aprì e cominciò a sfogliarlo ma la cosa non lo aiutò. Vide tante foto, cominciavano con un bambino piccolo, presumibilmente lui, e proseguivano tracciando la vita di quel bambino; c'erano le foto con i genitori, le foto di classe, le foto del bambino ormai ragazzo con alcuni amici, poi le foto di una laurea con la mamma di prima, ormai invecchiata, che piangeva, infine le foto di lui da adulto. Un matrimonio, evidentemente finto male, foto con colleghi di lavoro in un ufficio, e infine una foto di lui davanti all'uscio della sua casa.
Le foto di una vita, solo che quella vita l'uomo non la conosceva, non ricordavo uno solo di quei momenti, non riconosceva una sola di quelle persone, nessuna di quelle foto gli era minimamente familiare, neppure l’ultima. Una galleria perfettamente costruita e plausibile ma che gli risultava totalmente estranea. Ebbe un’illuminazione: "le bollette! Le bollette! Lì ci dev'essere scritto il mio nome! Sono qui da solo…". Le bollette erano domiciliate in banca ma i resoconti arrivavano con continuità, li cestinava continuamente. Rovistò nel cestino della cucina, che svuotava raramente, e ne trovò 2, una relativa al consumo di gas ed elettricità e l'altra di acqua. Le raccolse, dispiegò la carta accartocciata e cercò segni della propria identità. Non trovò nulla. In effetti non c'era un nome, neppure un codice cliente e, in entrambi i casi, neppure un qualche consumo, il pagamento riguardava solo oneri di sistema. Era come se lui non esistesse.
Cercò allora resoconti bancari, doveva pur pagare in qualche modo il cibo che si era fatto portare a casa! Non trovò nulla neppure in quel caso. Sì arrese.
"Le persone dormono, mangiano e respirano", aveva detto la bambina, "le persone esistono", pensò lui, "io no". Cosa successe poi é difficile dirlo, forse fu questa nuova consapevolezza che fece svegliare qualcuno o qualcosa da qualche parte e questo qualcuno o qualcosa smise di sognare e l'uomo, semplicemente, scomparve. Ogni segno del suo passaggio in questo mondo era come non ci fosse mai stato, con un'eccezione, i disegni, quei vividi disegni sul muro esterno della casa.
L’abitazione fu acquistata in seguito tramite un'asta pubblica e la nuova proprietaria la scelse, tra le altre cose, proprio per i disegni.

Ginevra era intenta a giocare con la sua Barbie diversamente abile quando la mamma la chiamò: "Gini. La mamma deve dirti una cosa. Vieni qua". "Si mamma", rispose Ginevra e si avvicinò. "La Maestra Sabrina" disse la mamma, "ha cambiato scuola. Io e il babbo abbiamo pensato di seguirla. Ti farebbe piacere andare in questa nuova scuola della maestra Sabrina?". "Oh sì! Sì mamma! Che bello! Che bello con i disegni!" strillò allegramente Ginevra.
La mamma fece un cenno di assenso e sorrise. Mentre Ginevra si allontanava saltellando pensò: "Disegni? Ma quali disegni? Boh!?".
 
 
Commento di MadPeaks
 
Grazie Robo. Ottenuto il tuo permesso vorrei aggiungere una mia postilla interpretativa al tuo immaginifico racconto.
 
L'uomo della storia è l'Uomo Primordiale, la cui coscienza oscilla tra il mondo reale e sensibile (il giardino, il giorno) ed il mondo interiore (la casa,  la notte). Uno stato di partenza naturale, facciamo che sia quello dell'antropoide di 100.000 anni fa.
Col tempo il suo cervello si amplia allargando le impressioni ed il mondo interiore. Il mondo reale continua a vivere seppur in forma distorta nei suoi pensieri e nei suoi sogni. Da qui il parallelo con gli incubi della storia. La controindicazione del ricordare e del saper prevedere è l'angoscia; deve essere quindi affrontata e compensata nei momenti di inattività tramite i sogni.
 
Sono comunque visioni fuori controllo. L'uomo allora inventa i nomi. Se ogni minaccia è un nome, altri nomi protettivi possono difenderlo. L'attività compensativa delle angosce si sposta così nello stato di veglia: una battaglia di parole che sono a tutti gli effetti pratiche magiche. 
La fase dei nomi è quindi il momento in cui l'uomo scopre la magia, sviluppa le religioni e le protezioni non materiali dalle minacce reali o immaginarie.
 
Ma anche c'è un effetto non gradito. I mostri sono ancora più presenti perché si sono spostati dal mondo evanescente dei sogni alla veglia in cui la memoria registra cose.
 
Allora l'uomo fa un altro passo avanti. Crea dei modelli, dei rapporti, analizza i mostri, li seziona, li studia e poi li rappresenta. Il consiglio di dipingerli serve per definirli ed analizzarli, per farli diventare nozioni.
Il disegno equivale alla conoscenza e la scomparsa dalla realtà degli animali "mostruosi" significa che sono stati fissati nella corteccia, nel muro e nella porta. 
Il pesce Paolo mi sembra l'animale più importante; l'acqua rappresenta l'inconscio, i pesci sono animali dell'inconscio. Paolo è un antenato oramai, l'uomo con le sue tecniche ha svuotato (o meglio occultato dietre ad altri strati) l'inconscio.
 
E quindi senza l'inconscio non è neanche più necessario dormire. L'uomo si trasforma lentamente in un cervello, in un server che processa i dati. 
Processare i dati consuma energia ma non impegna gli strati profondi. Per questo nella storia scompare il sonno.
Come conseguenza di questa cerebralizzazione scompaiono anche le esigenze biologiche. Mangiare, respirare. Il raccoglitore atavico aveva un rapporto diretto con la sua sussistenza fisica. Usava il suo corpo per raccogliere  quello che mangiava. Oggi l'uomo (industrializzato) può sopravvivere lavorando anche solo col cervello. Impiegati, analisti, scrittori, insegnanti. La loro sussistenza dipende al 90% dal cervello e al 10% dai muscoli. Si può lavorare dentro un loculo, senza muovere le chiappe dalla sedia. Privilegiati o segregati sono stati liberati dalla fatica fisica e privati del rapporto causa-effetto con essa.
 
Continuando con il parallelo c'è uno step ulteriore: la perdita dell'individualità. Il tuo nome diventa un codice che non ti identifica perché non esisti più. Non hai storia. 
Praticamente sei diventato una cellula di un corpo più grande. Il tuo lavoro è realizzare solo un brevissimo segmento iper specializzato di un processo  produttivo ed è giudicato attraverso pochi basici parametri legati alla larga o larghissima scala.
Nell'essere una funzione prevista da altri e sei uguale a milioni di persone che fanno la stessa cosa. Un servizio, una attività smateriallizata simile al software. L'inconscio è già invisibile da tempo, scompare anche l'hardware.
Allora sorge il dubbio: potresti essere tu stesso il sogno di un altra entità. 
Giunto a questo punto l'uomo rischia di dissolversi completamente nel mare delle simulazioni. L'uomo della storia scompare.

La bambina Ginevra.
L'impressione iniziale è che sia una Mutante di classe Omega, con la capacità di manipolare i sogni :D
Nella nostra interpretazione potrebbe essere proprio quella parte nuova di cervello che ci rende "sapiens", che ci spinge sempre "oltre noi stessi". 
Da un certo punto di vista fa progredire l'uomo... ma resta il dubbio. Aiuta l'uomo? La sua natura è positiva, sia neutra... o pericolosa, malvagia e annichilente?
 
Significativo che si chiami come la città del CERN.


 
 

lunedì 8 febbraio 2021

L'incatevole tema della foglia che cade.

Mentre seguivo la serie Tales from The Loop sentivo ripetersi in loop infinito sempre lo stesso tema musicale. 
Mi sono ritrovato a frugare nei cassetti della memoria... quel motivo era come se lo conoscessi da sempre! Ma dove l'avevo sentito? O era un deja vu? 
Poi ad una certa puntata della terza stagione di The Crown mi sono alzato in piedi. "Ancora?!!!"
 
Ecco questo post nasce da questa mia strana reazione che poi si allarga e diventa un giochino.

E si faranno comparazioni non per certo per insistere su plagi o di idee rubate ma piuttosto sulle potenzialità di quattro note che già la natura (per modo di dire) ha messo in fila.

Il fumetto di una foglia che cade.

Una striscia con una foglia in posizioni differenti lungo una scansione di quattro vignette. Nient'altro.

(Qui starebbe bene un Haiku a piacere sull'autunno)

Si coglie il senso di una piccola storia: una foglia per un certo momento se ne sta sospesa, poi inizia scendere e si ferma.
Con un po' di immaginazione possiamo pensare ad un panorama autunnale, un ramo da cui si distacca la foglia che cade al suolo. Tutto il contorno è pura interpolazione del nostro cervello. 

Se invece di una foglia fosse rappresentato un punto astratto potremmo avere l'impressione meno poetica di un grave che passa da una condizione di equilibrio instabile (energia potenziale massima) ad uno di equilibrio stabile (energia potenzale minima). Ma da dove passa questa informazione dettagliata? Come ha fatto il disegnatore (o compositore dell'immagine) a produrla?

Quel poco che abbiamo è la scansione temporale delle vignette e la posizione della foglia.

Tutto ciò visto da un robot

Lo scorrere orizzontale è intuitivamente l'asse del tempo.
La foglia resta ferma in quella posizione per un periodo T. Seguono due vignette lunghe T/2 in cui la foglia si muove verso il basso; qui la suddivisione di tempi più brevi indica la necessità di rappresentare una velocità. Infine c'è una vignetta lunga 2T.
Questo potrebbe farci pensare a due possibilità: 

La foglia esce dal nostro campo visivo (non la vediamo più, è finita sotto al bordo e continua a cadere con la stessa velocità delle vignette precedenti)
Oppure la foglia si è fermata nel punto in cui l'abbiamo lasciata, all'inizio della quarta vignetta.

L'occhio propende per la seconda possibilità: la foglia nella quarta è ferma su di una superficie che non è rappresentata ma che immaginiamo bella solida. Questa decisione scatta automaticamente grazie ad un confronto che l'occhio effettua tra le posizioni verticali.
Dalla prima alla seconda vignetta la foglia si sposta di una distanza h, dalle seconda alla terza la distanza è sempre h. Stessi spazi in stessi tempi = velocità di caduta costante. 

La posizione della foglia della quarta vignetta invece ci costringe a pensare che è successo qualcosa che ha interrotto la caduta perché la foglia non ha percorso la solita distanza h ma solo h/2, la metà. 

Una immagine lievente diversa avrebbe prodotto tutt'altra impressione. Questa:

Ehi! Così tira dritto e scende di sotto!

Così io dico che si è fermata
 

La scelta di proporzioni numeriche modulari (h, h/2 - T, T/2, 2T) creano l'impressione di un movimento armonico, tendiamo a vedere una foglia che si appoggia con grazia al suolo o di un aereo o un uccello che atterra dolcemente. Non è una caduta rovinosa, è una discesa dolce e leggera. 

E dato che siamo esseri umani possiamo proseguire con aspetti psicologici. Una discesa dovuta ad un distacco ma con accettazione di quello che succede. La malinconia e la solennità dell'autunno.

 

La musica di una foglia che cade.

E quindi un disegno anche estremamente essenziale può esprimere un racconto compiuto. E grazie a dettagli fini (proporzioni, distanze)  riesce a trasmettere dinamica e colore emotivo.
 
Ora provo a spostare questa storia un altro... "mondo", quello della musica.
Anche in questo universo esistono coordinate analoghe su cui agire; possiamo trasformare la striscia in uno spartito e fare diventare la foglia la rappresentazione grafica di una melodia musicale.
Nello spostamento orizzontale di lettura c'è il tempo, nell'altezza verticale l'altezza della nota.
Quattro altezze, quattro note.

Il "tema della foglia" agganciato alla tonalità DO Maggiore. Sequenza LA.SOL.FA.MI.


Con una sorta di traslitterazione tra due codici linguistici si ottiene una semplice scala discendente.

Nell'esempio la prima nota è un LA, ma potrebbe essere scelta arbitrariamente. 
Per mantenere lo schema di caduta del disegno iniziale (h, h, h/2) effettuiamo una discesa di un tono, una seconda discesa di un tono ed infine una discesa di un semitono.
 
Inoltre per rispettare la scansione temporale delle quattro vignette sono state scelte una minima, due semiminime, una breve (2/4, 1/4, 1/4, 4/4).

Questa è la rappresentazione sulla tastiera della sequenza di note mostrate nel pentagramma.

Sequenza LA, SOL, FA, MI sui rispettivi tasti della una tastiera.

Sul rigo musicale non era percepibile ma qui è evidente che c'è corrispondenza: LA (scende di un tono) SOL (scende di un tono) FA (scende di un semitono) MI.

FA e MI sono adiacenti, non esiste un tasto intermedio. Nell'ultima discesa la nota si è appoggiata con grazia sul MI e si è fermata.

Auditions!

A questo punto potrebbe venire la curiosità di ascoltare queste quattro note. 

Così ad occhio sembra una sequenza che qualsiasi persona riuscirebbe a fare con un pianoforte. Il dubbio quindi è che sia un tema piuttosto banale. Tuttavia questo cluster di note è piuttosto ricorrente, e se ne sta più o meno mimetizzato tantissimi temi molto conosciuti. Riscuote un particolare successo come "incipit" del tema principale nell'ambito di molto colonne sonore con effetti a volte memorabili.
Proviamo a stanarlo.

1) Blade Runner End Titles (Vangelis, 1981)

Il tema esatto dello spartito riportato con estrema precisione nei tempi e nelle altezze. Le note sono appoggiate su di un unico accordo, per cui non esistono particolari "distrazioni armoniche" e ci si può concentrare sulla melodia.  Le durate delle note sono proprio (T, T/2, T/2, 2T). Il tema inizia al minuto 0:30.  In questo contesto fantascientifico non risalta come un tema naturalistico ma risulta emotivamente coinvolgente. Epico ma non gioioso. La tonalità è DO minore.




2) Music from The Crown Season 3; "Sisters" (M. Phipps 2018)

Dopo una lunga intro di arpeggi e violini che sortiscono un effetto simile ad un dondolìo oscillante (come appunto le foglie sugli alberi in autunno) al minuto 1:21 viene introdotta la melodia. I tempi sono lievemente diversi (le prime tre note hanno tutte la stessa durata) ed armonicamente la quarta nota si appoggia su di un accordo che accentua una emozione di straniamento. Il tema comunque è ben riconoscibile. La seconda ripetizione effettuata con gli archi al minuto 2:13 mostra ancora di più l'affinità con il precedente brano di Vangelis anche se l'elemento fantascientifico qui è assente. Domina una specie di inquietudine malinconica cauta e misurata. La tonalità è LA minore, la stessa dell'esempio dei paragrafi precedenti.


3) Tales From the Loop (P.Glass/P. Leonard-Morgan 2020)

"Tales From the Loop" è una serie fantascientifico/intimista dalle forti suggestioni emotive con ambientazioni ispirate ai dipinti dell'artista svedese Simon Stålenhag. La colonna sonora è molto coinvolgente e forse un po' ripetitiva. Del resto questo si accorda col titolo della serie e la storia dei compositori.

Sin dall'inizio il tema viene ripetuto varie volte e in tonalità diverse (MI minore, FA minore etc..). Le durate delle note sono quelle da cui siamo partiti (T, T/2, T/2, 2T). A differenza dell'incipit di Blade Runner che resta su di un unico accordo in questo caso la melodia si appoggia elegamente su 4 accordi che conferiscono un certo movimento emotivo, cosa che tuttavia non distrae troppo mantenendo piuttosto riconoscibile il tema.


Volendo fantasticare, sembra che la colonna sonora sia una brillante ibridazione della struttura armonica del brano "Truman Sleeps" del film The Truman Show e l'incipit di Blade Runner (melodia "della foglia"). Un matrimonio che si intona alla perfezione con le tematiche della serie...

Provate un ad ascoltare "Truman Sleeps" di P. Glass (1998) per trovare le analogie.


Conclusioni.

Per me sarebbe finita qui, ma c'è sempre bisogno di una conclusione. Ci provo.

Una foglia che cade è un evento triste? Poeticamente o metaforicamente possiamo dire che la risposta è piuttosto affermativa. Se il fumetto dell'esempio è abbastanza attinente all'evento di una foglia che cade possiamo dire che il fumetto eredita l'emozione per un meccanismo di associazione. Ma se non ci fosse stato riconoscimento non ci sarebbe stata emozione.

Per quello che riguarda invece la musica il passaggio non è così alla luce del sole. C'è di mezzo un'altra area del cervello. Quella preposta alla visione si identifica coi fenomeni che accadono nel mondo reale e al mondo oggettivo. "Fammi un disegnino" si dice. La musica ha un livello di astrazione più alto. Per questo è stato necessario rendere altamente astratto il disegno e tradurlo in un codice "cartesiano" che fosse linguaggio puro, svincolato dal referente.

Eppure pare che alla musica basti questo codice. L'emozione "di una foglia che cade" passa attraverso la musica senza che l'ascoltatore abbia la più pallida idea che una foglia sta cadendo. 

Oppure questo è soltanto... un caso fortunato.





sabato 28 dicembre 2019

L'Orologiaio

Perché passato presente e futuro ci appaiono così qualitativamente diversi? 
Si può fantasticare sul fatto di conoscere il futuro così come conosciamo il passato? Contro quali evidenze scientifiche andremmo a scontrarci? Ovvero... chi è il villain che ci blocca la strada?

Questo è all'incirca il tema di questo post, abbozzato in forma di mail per segnalare un libro ed una serie e poi cresciuta tanto da richiedere uno spazio qui nel blog. 
Siamo alle soglie del nuovo anno e potremmo avere tempo per fantasticare e ragionare sul senso del tempo.

martedì 4 luglio 2017

Cani e Padroni di Cani (nei Treni)

Martedì 4 Luglio 2017, ore 18 circa.

Sono seduto un po' precario su di un predello nel corridoio affollato della carrozza 5 dell'IC 613 che percorre la tratta Bologna Centrale-Forlì.
La carrozza si sta riempiendo e da scaltro pendolare abbonato ho optato per il predello, così non rischio di accomodarmi all'interno di uno scompartimento ed essere poi spodestato da un viaggiatore occasionale con il posto prenotato.
C'è un gran viavai per il corridoio. Mi assottiglio per lasciare passare ragazze coi loro trolley deraglianti e c'è anche un gruppetto di signori di campagna con il riporto; forse sono scozzesi (dicono qualcosa tipo "locnesh locnessnesh"). Tanti sottoascella che passano sopra alla mia testa.

Lo scompartimento davanti a me è già pieno, ma è chiaro che ora qualcuno dovrà lasciare il posto perché si vede arrivare una famigliola che sfida le correnti contrarie di viaggiatori e sembrano determinati. Hanno il biglietto prenotato, posti 41 e 42 uno di fronte all'altro; due sono i biglietti ma quattro sono gli esseri che devono entrare: un giovane padre poco alto e quadrato, una ragazza che tiene per mano un bimbetto riccioluto dell'età presunta di due anni.
Infine, sorpresa! Sul trolley trascinato dal papà c'è in equilibrio basculante un cagnetto marrone tipo Chihuahua, col pelo arruffato e con una ampia zona  sotto la coda che presenta un colorito vagamente inquietante.
Questo povero cagnino è precario in quella strana situazione; tutte le sue energie sono destinate a rimanere miracolosamente sulla cima di quella superficie liscia e convessa  e semovente.
Si fermano davanti alla porta scorrevole, la aprono e mostrano i loro biglietti. Qualche minuto di assestamento durante i quali vengono rimossi due pendolari intrufolati ed i quattro prendono posto all'interno dello scompartimento.

Con la consueta amarezza vedo la scena che ho visto tante volte ripetersi. Prima di tutto il cagnuolo viene appoggiato sulle poltroncine di velluto mentre gli altri si sistemano. Guardo con crescente orrore il suo ano che si stropiccia sulla seduta e nella parte bassa dello schienale.

Quindi viene alzato, e sotto di esso viene posto il trolley. Il botolino sembra preoccupato, si ritorna a basculare pensa. Ma per fortuna ora ha dei punti di appoggio. Ora può appoggiare il suo sottocoda contro il poggiatesta della poltrona, quel poggiatesta che diventa mio guanciale quando riesco ad accomodarmi all'interno dei pregiati scompartimenti di Trenitalia e mi abbandono stanco.

Come tutti i mini-cani anche questo è ipercinetico: si appoggia, abbaia, si rigira, si riappoggia.
Mentre rotea come un derviscio gli osservo meglio l'area perianale. Quel colore quella tonalità screziata, quei riccioletti incolti. Sembra umido. A quel cane senza dubbio suda il culo. Come minimo.

mercoledì 23 marzo 2016

BOR Capitolo 3 "Bor"


Erano quasi le sei e mezza di sera. Matteo ed io avremmo dovuto essere a casa a lavorare sulla ricerca sulle dicotiledoni per la Bargossi, la temibile insegnante di matematica e scienze naturali della sezione F della scuola media di Villafranca. Ed invece stavamo lì, fermi, affiancati sulle nostre bici, a poche pedalate dall’incrocio della Borra, un segno geometrico sulla mappa della campagna forlivese nella frazione di Branzolino.
     La nostra investigazione sulle attività della sera precedente, probabilmente un rito misterioso, empio e sacrilego, era intralciata dalla presenza sul luogo di un estraneo e non sapevamo come procedere.

lunedì 21 marzo 2016

BOR Capitolo 2 Il Curvone di Valentini


La via XIII Novembre nasce dal centro di Roncadello, passa sotto il ponte della autostrada e punta verso Ravenna in un percorso che è più o meno parallelo alla via Minarda.
Poche centinaia di metri più avanti raggiunge e supera un gruppo di case residenziali.
Da quel punto non ci sono più lampioni ai lati della strada ed inizia la campagna vera e propria, la periferia agricola roncadellese. Da un lato, fino al canale, l'estesa area coltivata a pere (la pirera di Ricci) e dall’altro le case coloniche ed i loro appezzamenti.   

domenica 4 ottobre 2015

Le Frasi della Mariani

1985-2015
In attesa della cena di classe della Sezione D 
Trenta anni dopo

Settembre 2015: ricordando...

Ricordo infine che
un corpo si muove di moto rettilineo e uni...
perché un corpo si muove di moto rettilineo e uniforme quando percorre

un corpo si muove di moto rettilineo e uniforme quando percorre spazi uguali in tempi u...
un corpo si muove di moto rettilineo e uniforme quando percorre spazi uguali in tempi uguali, 
comunque piccoli.
Non avete capito ? Ah ma io ripeto
un corpo si muove di moto rettilineo e uni...
perché un corpo si muove di moto rettilineo e uniforme quando percorre 
un corpo si muove di moto rettilineo e uniforme quando percorre spazi uguali in tempi u..
un corpo si muove di moto rettilineo e uniforme quando percorre spazi uguali in tempi uguali, 
comunque piccoli.
Davide

(...) ma io ricordo anche che "gli angoli si misurano in gradi centigridi" e a domanda di Ramilli "quindi serve il termometro", risposta "ora non stiamo studiando la termica", e ... "anche l'acqua come tutti i liquidi diminuisce di volume" e a domanda di Sidella, all'epoca mio compagno di banco che non sono riuscita a trattenere "... quindi perchè le bottiglie di vetro si rompono?", risposta "si vede che è vetro difettoso". All'epoca qualcuno dei Cimatti o Raggi, forse più CimattOne o forse addirittura Capitani, aveva il Diario con tutte le sue frasi che a fine anno era diventato dello spessore del dizionario di traduzione IL.
Ariella


martedì 29 settembre 2015

Il Disegno del Giorno Prima

1985-2015
In attesa della cena di classe della Sezione D 
Trenta anni dopo

Memorie dalle retrovie #1: Il Disegno del Giorno Prima


Eravamo in seconda liceo, credo.
Roberto ed io eravamo nell'ultima file del banco centrale. Era questo un luogo piuttosto discreto perché posizionato all'interno di un cono d'ombra proprio davanti all'insegnante che garantiva una semi-invisibilità.
Passate le prime quattro ore, che di solito erano di Ricca o di Bertaccini, talvolta arrivava la Bice ed allora cominciavamo a sbroccare veramente.

giovedì 10 settembre 2015

La mirabile impresa del Capitano Pancerton

By MadPeaks

Era il venerdì prima di Natale del 2010, nella sede dell'azienda ACME SpA a Bologna.

La responsabile delle risorse umane ci invitò nel suo stile poco cordiale ad abbandonare le postazioni di lavoro.
«Rinfresco di Natale e comunicazioni del direttore in sala riunioni. Avvicinatevi. Dai... veloci, su, chiudete tutto.»
La mancanza di rispetto mi infastidì; quando parlava con noi aveva sempre quel tono stanco... come quello di una madre pentita di aver messo al mondo solo canaglie e fannulloni.
Quel giorno era come se ci dicesse: «Inutili aziendali del piano basso, potete smettere di fingere di lavorare!»
Al contrario, quell'interruzione brusca avveniva in un momento critico. Alcuni dettagli di una procedura non erano stati ancora fissati e sarebbero certo svaporati nella testa durante la pausa natalizia; questo voleva dire dover riprenderne faticosamente i fili a gennaio. Esitai un attimo sullo schermo del PC.
«Avanti!!!» Fui subito rampognato dal cane pastore. Probabilmente al piano superiore immaginavano che il software si creasse spontaneamente oppure introducendo impercettibili peti all'interno degli ambienti di sviluppo!
Mentre lei, pregiudizio per pregiudizio, non era altro che una feticista di organigrammi fatti di pance, sottopance e sottopance di sottopance. Poco interessata al reparto produttivo, a chi cioè, in ultima analisi, faceva il lavoro effettivo che le pagava il part-time tutti i mesi.

Ci alzammo dai nostri posti e salvando e spegnendo tutto con un corale Massì, chissenefrega.

domenica 19 aprile 2015

Matteino

by MadPeaks 


Alle ore 0,30 di Mercoledì notte il piccolo Matteino di quasi quattro anni si sveglia grazie alla suoneria programmata del suo JoyBoyTablet.
Infila le ciabatte e va nella stanza dei genitori per controllare se le gocce di SedaBirb hanno fatto il loro effetto.

SedaBirb Forte® della Schurke&Giftmischer è un sedativo per bambini divenuto molto popolare tra le mamme della scuolina dell'infanzia C. D'Avena di Villaconvenienza.

La prima ad utilizzarlo è stata Mascia B., madre single e membro attivo del gruppo Sex&theCity Villaconvenienza. La sua maternità era stata fortemente voluta e disinvoltamente capitalizzata approfittando dei numerosi benefit del caso. Tuttavia l'imprevista ingordigia di attenzioni del bambino aveva drasticamente ridotto il numero di aperitivi serali e irrimediabilmente compromesso la sua vita sociale.
Sul blog dedicato all'infanzia del sito della Schurke&Giftmischer Mascia aveva trovato il consiglio giusto per arginare chimicamente i guasti provocati dal pargolo e riuscire a rinnovare gli antichi fasti notturni.
 "Ma xke' kueste cose i pediatri non le spiegano ?!?!!?!!....." aveva subito postato dalla movida alle amiche.

 In seguito la verificata efficacia sui piccoli ed il tam-tam tra i genitori entusiasti ha decretato il successo e l'adozione capillare del SedaBirb Forte® in tutto il paesino.

domenica 1 marzo 2015

Di quando ero Sventato (prima parte)

Ovvero: L'Ombelico di Forlì 01
by MadPeaks

Nei film investigativi arriva sempre quel momento in cui il criminologo (o il pazzoide criminale) tesse sui muri della sua stanza una ragnatela fatte di appunti, foto e puntine su carte geografiche. Parte dai punti di riferimento a prima vista banali e poi tracciando linee crea incroci per ricavarne altri meno scontati; ad un certo punto, si spera, sarà chiaro il disegno ed il punto preciso, l'origine da cui ogni trama si dipana. 
Quel pazzoide stavolta sono io e la cartina su cui lavoro è quella di Forlì e dei suoi dintorni. 
Il materiale è composto da ricordi, ricerche, strumenti digitali e tanto nastro adesivo.

Il punto di partenza è a piacere, ed io scelgo proprio questo:


Forlì. Giugno 1981, lunedì mattina.


Una nuova INCREDIBILE avventura!!!

mercoledì 24 dicembre 2014

Maialini veri


Ci assomigliano più di un gatto, più di un cane.
Ci forniscono cibo e pezzi di ricambio.
Sono i maiali e non passano mai di moda.

Il concetto di porco è da sempre estremamente popolare. Dai graffiti della grotta di Altamira, passando dalla Cina antica e dalla Mesopotamia i porcellini non ci hanno più abbandonato.
Ma siamo sicuri di metterli a fuoco veramente, di cogliere la loro intima natura?
Chi li frequenta sa che a volte sembrano completamente estranei alle faccende umane, interessati solo al loro intimo grufolare. Altre volte hanno imprevisti guizzi di consapevolezza e colpiscono anche i più disattenti con una imprevedibile parvenza di umanità.
Proviamo ad osservarli un attimo, prima che finiscano stilizzati in una favola per bambini... o nel nostro piatto.

lunedì 1 dicembre 2014

Overly Civilized Blog


Più ipnotico della tua torta fatta in casa!
Più magnetico di un web-gatto che parla!
Capace di farti uscire dal guscio con un balzo!
Guardatelo, è lì tra i preferiti!
E' una pubblicità occulta!
E' un sito pirata!
No, è SocialPippol!

Questa cosa la voglio proprio raccontare... a questa ci pensavo mentre guidavo... e questa perché nessuno la spiega come vorrei io? 
Ma che voglia che ho di ammorbare molto civilmente il mio prossimo!

Ed ecco proprio per questo nasce SocialPippol, un moderno ricovero digitale senza usci o finestrelle sbarrate per fare entrare commenti, punti di vista ed idee di passaggio o persistenti.

Se vorrete venire a scriverle qui sarete i benvenuti.
Se vorrete visitarci potrete trovare ovetti già covati ed altri ancora da covare, passioni che ci rendono logorroici, opere sommerse, lavori non usciti dal guscio.

MadPeaks