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lunedì 4 luglio 2022

Rondini e Rondoni

 

by Robo
 
Sarà per il mio cognome ho sempre avuto a cuore la questione delle rondini e dei rondoni. 

É una questione che immagino interessi poche persone ed é affine ma non uguale a quella delle foche/otarie e dei cammelli/dromedari sulle quali faccio un piccolo excursus. 

Se fate vedere a una persona un Camelus dromedarius, ossia un animale adattato a climi secchi/desertici usato nella penisola arabica e nel magreheb come mezzo di trasporto, vi dirà probabilmente che è un cammello con una sola gobba. Se fate vedere un Camelus bactrianus, ossia come sopra ma nel freddo deserto asiatico del Gobi, vi dirà probabilmente che è un cammello a due gobbe. Poiché il genere è Camelus per entrambi non si può dire che le parole che individuano i 2 animali siano sbagliate ma più propriamente, nel linguaggio vernacolare, il primo è un dromedario e il secondo un cammello vero e proprio.

Le foche sono tutte pinnipedi, cioè mammiferi non-cetacei e non-sirenii che usano arti modificati a pinna per il nuoto. Però le foche sono suddivise in foche vere e proprie e otarie e si distinguono tra loro, tra le altre cose, dal modo in cui si spostano sul terreno: le vere foche si trascinano tirandosi con le zampe alteriori e ondeggiando su e giù come vermoni giganti; le otarie rigirano le pinne posteriori in avanti e camminano sulle quattro pinne 

 

Poi ci sono le rondini (Hirundo) e i rondoni (Apus). Tutte le volte che cerco di spiegare a qualcuno che quegli uccelli che volteggiano agilmente tra i comignoli garrendo non sono rondini ma rondoni, costui mi guarda come fossi un matto o come se stessi parlando di una cosa di risibile rilevanza. Invece io lo ritengo importante e non solo perché faccio Rondoni di cognome. Credo anche che dire "una rondine non fa primavera" pensando a un rondone sia profondamente ingiusto e si dovrebbe dire "un rondone non fa mezza stagione" ;)

Sia chiaro migrano entrambi, entrambi mangiano insetti in volo e entrambi hanno la coda forcuta che é un adattamento favorevole alle loro evoluzioni aeree, ma sono tutte convergenze evolutive. 

Devo dire che la lingua Inglese mi pare più analitica perché loro le rondini le chiamano swallows e i rondoni swifts (la cantante country-pop Taylor Swift, in Italiano, sarebbe qualcosa tipo Sartina Rondoni).


Le rondini più comuni nel mondo sono le rondini…comuni e le uniche che io abbia mai visto dal vivo. Tutte le rondini, anche quelle non comuni, sono parenti dei passeri; le comuni hanno la gola color ruggine e la pancia bianca. In città non si vedono mai, sono uccelli che nidificano in campagna. Questa è una rondine comune; veramente carina

 

I rondoni più comuni sono i rondoni…comuni. Sono quelli che si vedono in città e, anche se appaiono simili alle rondini, sono molto diversi. 

Innanzitutto sono parenti dei colibrì e non dei passeri, hanno le ali più lunghe e le gambe più corte tanto che non toccano mai il suolo perché non potrebbero riprendere il volo e resterebbero bloccati a terra. Succede, io stesso ne ho salvato uno, se non è ferito basta lanciarlo in aria. Il mio lo era e quindi lo portai a Bologna alla sede LIPU.

Noi associamo giustamente gli uccelli al volo ma così come esistono modi diversi di muoversi al suolo o in acqua così vi sono diversi livelli di attitudine a vivere in aria. I rondoni mangiano in volo, in migrazione dormono in volo, si accoppiano in volo; potrebbero vivere senza che vi fosse un suolo, anche se hanno bisogno di pareti verticali per la nidificazione. Il loro corpo a goccia e la forma arcuata delle ali, per avere la massima aerodinamicità, li rende i più "introdotti" nella nicchia aerea inaugurata (non per primi) dai loro antenati dinosauri milioni di anni fa. 

Questo é un rondone


Andando oltre le superficiali somiglianze direi che è abbastanza semplice distinguere una rondine da un rondone, naturalmente le cose divengono un po’ più complicate considerando tutti i parenti meno comuni: rondone alpino o maggiore e rondone pallido, balestruccio e topino.


Come si può notare dal disegno sopra la profondità della V tra i due lobi della coda non è la medesima nella famiglia delle rondini, balestrucci (house martin in Inglese) e topini non l'hanno così evidente. Si potrebbe invece pensare, dalla medesima figura, che ciò non valga per i rondoni, ma le cose non stanno esattamente così.

Il genere asiatico Hirundapus, le cui specie rappresentano gli uccelli più veloci in assoluto nel volo battuto, sono detti "coda ad ago" perché, invece dei 2 lobi degli altri rondoni, hanno una coda standard nonché la capacità di restringerla a punta per diminuire l'attrito aerodinamico alle alte velocità. Sotto un Hirundapus 

 


La cosa un po’ forviante é che il nome scientifico é una crasi tra quello dei 2 generi di animali di cui tratta il post; insomma questi velocissimi uccelli dalla coda non forcuta si chiamano, in pratica, rondinoni.

 

mercoledì 15 gennaio 2020

Brassica fight back


by Robo

(seguito di: Già crucifere ora brassicacee )

Un "effetto collaterale" della mia ricerca di brassicacee in rete é che mi imbatto nella ricchezza in colture delle differenti culture. Non solo le vecchie varietà che adesso vanno tanto di moda ma che sono comunque i nonni degli ibridi moderni, ma anche piante di utilizzo alimentare che non sono parenti povere ma piuttosto alternative che non hanno sfondato al di fuori della comunità locale (a volto molto locale).

Non so se perché hanno goduto di condizioni di partenza peggiori o perché avevano un potenziale di sviluppo peggiore delle grandi star mondiali; probabilmente entrambi i motivi, non tutti possono essere "mela", "banana", "cacao" o "caffè".

Mi sono presto concentrato sulle brassicacee perché bisogna scegliere un partito ma anche lì di roba, anche solo in Italia, ce n’è parecchia. Sotto una forte selezione

Mi sono imbattuto in questo "cavolo di Pontoise" che dicono essere tecnicamente un cappuccio e quindi può essere anche consumato crudo ma assomiglia tanto-tanto a una verza. Presenta un appeal estetico rilevante a mio parere


Questa invece é una cultivar di Brassica Juncea. Pare sia arrivata in Asia dal vicino oriente e poi fino in Giappone. É chiamata Unzen(il posto in cui cresce) kobu(per via del nodo carnoso alla base delle foglie) takana(qualcosa tipo insalata). Il primo raccolto può essere mangiato crudo, gli altri vengono trasformati alla moda giapponese (Tsukemono)


Il broccoletto di Custoza é una delle tante varietà locali italiane che, senza le rese degli ibridi moderni e la notorietà del cavolo nero toscano, offrono una peculiarità di prodotto. Il broccoletto di Custoza ha un’associazione di coltivatori (9!?) e un sito internet



Il broccolo fiolaro é una varietà locale che ha avuto la fortuna di incontrare il suo compaesano creatino Carlo Cracco che lo utilizza e lo ha reso più conosciuto. É una pianta rustica di cui si consumano i "fioi", cioè le giovani foglie, meglio se dopo una gelata che le intenerisca


Il cavolo a punta di Filder é un cappuccio più buono e succoso della varietà tonda ma più "scomodo" per l’industria dei crauti. Questo lo ha relegato a un ruolo minore


Recentemente però é comparso persino nella conservatrice Romagna un sosia di minori dimensioni anch'esso più tenero del cappuccio tondo: il cavolo cuore di bue che però é un ibrido moderno


Il broccolo lavagnino (di Lavagna, riviera ligure di levante) é in realtà un cappuccio "lasso", ma la definizione di broccolo non si nega quasi a nessuna Brassica. Nonostante sia un cappuccio si consuma cotto


Il Nabito de Nabarniz é un fiero e selvaggio ravanello basco. Non si può mangiare subito dopo la raccolta, bisogna pulirlo e farlo seccare per 2 giorni e poi togliere i filamenti. Non molto invitante direi
Il Sukuma wiki non é una voce del famoso dizionario online ma una Brassica africana che non é stata ancora addomesticata come le varietà occidentali e può crescere fino a un metro d'altezza con grandi foglie laterali. Il nome si riferisce anche a una ricetta tipica keniota fatta con la medesima varietà ma per la quale può essere usata un altra Brassica a foglia; un'identificazione più precisa la da il nome chepkilumnda


Foglie del Fiore ragno. Non propriamente una Brassica ma una brassicacea sì. É una pianta erbacea di origine africana ma diffusa anche in Asia e Nord-Europa di cui si usano le foglie come condimento e insaporitore. É anche chiamata cavolo africano in Europa e spinacio (spinach) selvatico in Africa ma non c'entra nulla con gli spinaci


Le moderne varietà di Brassica sono piante annuali: si piantano, crescono (più o meno velocemente), si mangiano. Poi l'anno dopo si insemina di nuovo. Esistono anche varietà antiche perenni: si fanno crescere per più di una stagione, si cimano e si mangiano solo le foglie fresche. Un esempio olandese é l'Eeuwig Moes, parole che significano appunto cavolo perenne. É una pianta che non produce semi, la stessa cosa che fanno le banane, per esempio




sabato 28 dicembre 2019

L'Orologiaio

Perché passato presente e futuro ci appaiono così qualitativamente diversi? 
Si può fantasticare sul fatto di conoscere il futuro così come conosciamo il passato? Contro quali evidenze scientifiche andremmo a scontrarci? Ovvero... chi è il villain che ci blocca la strada?

Questo è all'incirca il tema di questo post, abbozzato in forma di mail per segnalare un libro ed una serie e poi cresciuta tanto da richiedere uno spazio qui nel blog. 
Siamo alle soglie del nuovo anno e potremmo avere tempo per fantasticare e ragionare sul senso del tempo.

domenica 22 dicembre 2019

Già Crucifere ora Brassicacee


by Robo

Le piante se non sono velenose, sono sane.
In senso alimentare intendo.
Mediamente poche calorie, ricche in fibre e antiossidanti, e talora anche grassi buoni come monoinsaturi e polinsaturi. Di solito sono carenti in proteine con qualche lodevole eccezione tipo i legumi e più ricche in carboidrati.
Però nella grande scelta possibile tra i vegetal edibili c'é un gruppo che ho sempre ammirato: le già Crucifere ora Brassicacee.

Broccolo romanesco, ovvero la Crucifera di Mandelbrot

mercoledì 25 luglio 2018

Il Senso della Vita

Partiamo con una semplice domanda: cos'è la vita?
Intendo in senso biologico... non fatevi fregare dal titolo!
Okkey, allora dovrebbe essere più semplice dare una risposta se non consideriamo necessità filosofiche o finalità esistenziali. Invece rimane comunque difficile metterci d'accodo su una definizione condivisa, condivisa da tutti.
"Ma come?" direbbe qualcuno "Checcevole!? Mica c'è da esse Einstein! Se respira, se magna, se tromba. Tutto qua!".
Come indica costui, l'individuazione di tali funzioni appare appropriata per un bel pezzo dell'albero della vita: molte creature respirano, mangiano e si riproducono e se allentiamo tali concetti vediamo che restano validi anche per chi non ha un'apparato respiratorio, non ha neppure quello digerente e tanto meno organi copulatori veri e propri: i protozoi e i batteri.
Questi organismi unicellulari non dispongono, ovviamente, di polmoni, bocca e pene ma, in soldoni, fanno anch'essi le medesime cose dei metazoi (che siamo noi e tutti quelli costituiti da più cellule che formano tessuti diversi): traggono dall'ambiente l'energia, gli elementi costitutivi delle loro strutture e si moltiplicano.
* Inciso tecnico
Sull'atto del nutrirsi risulta, probabilmente, facile comprendere che, anche senza una vera e propria bocca, esistono altri modi per fare passare i nutrimenti esterni all'interno; per esempio assorbendoli attraverso una membrana o, come fanno le amebe, avvolgendoli fino a internalizzarli. Invece fatichiamo a individuare nella respirazione qualcosa di diverso dall'atto di inspirare e espirare l'aria nei polmoni. In realtà quello é solo il primo passo del percorso che porta l'ossigeno dagli alveoli polmonari ai globuli rossi del sangue poi da questi ai tessuti in cui si svolge la respirazione cellulare che ci permette di sfruttare il nostro gas preferito per ricavare la massima energia dai substrati, producendo come scarto l’anidride carbonica (aka biossido di carbonio aka CO2 ) che segue il percorso inverso. Il resto è solo trasporto e le modalità dello stesso cambiano: gli insetti respirano ma non hanno né polmoni né globuli rossi, idem le piante. 




mercoledì 18 ottobre 2017

Clash of the titans


By Robo

In agosto, nel mezzo dell'insopportabile calura estiva, é successa una cosa nuova. Alcuni astrofisici erano in ferie ma, tramite i loro telefoni cellulari, restavano in contatto tra loro e con il centro di raccolta dati dell'INAF , l'istituto nazionale di astrofisica.

I messaggi scambiati tramite un'applet, sorta di versione per nerd di Whatsapp, erano entusiasti: era stato registrato il quinto probabile evento di rilevazione di onde gravitazionali.

Che succedesse un fatto del genere era, in qualche modo, atteso.

Sì, perché altre quattro volte il "chirp" nel rumore di fondo aveva annunciato uno scontro di titani: enormi buchi neri, in stretta spirale, si erano fusi in brevissimo tempo, gridando la loro rabbia sotto forma di onde gravitazionali sempre più forti fino ad essere rilevate dai sistemi terrestri. Un picco, un "chirp", appunto.

Stavolta però le cose andavano per le lunghe, il profilo dell'emissione era diverso, quindi stava succedendo qualcosa di diverso: dai modelli almeno uno dei due partecipanti al merger poteva/doveva essere una stellina di neutroni.

sabato 3 settembre 2016

Siamo Proximi alla vita?

by Robo


Proxima del Centauro é una nana rossa. Una stella come tante nella nostra galassia, senza particolarità di rilievo. Non è uno di quei rari e affascinanti giganti dalla vita breve e agitata, nè fa parte degli strani  oggetti ibridi tra stelle e pianeti giganti, le nane brune, che hanno messo in crisi le nostre categorie e ci hanno ricordato che la realtà é continua anche se cerchiamo di ridurla alla nostra discrezione. Proxima appartiene alla tipologia di stelle prevalente nella nostra galassia; le nane rosse come lei costituiscono l'80% dell'intera popolazione stellare, é, potremmo dire, un oggetto "mediocre".
Ma una caratteristica rilevante Proxima ce l'ha: é la nostra dirimpettaia nel braccio di Orione della Via Lattea. Il Sole dista da lei "solo" 4 anni luce circa, un piccolo passo nelle immensità cosmiche ma un passo che forse non saremo in grado di fare per molto tempo ancora, a meno che lo Starshot program del miliardario Yuri Milner non diventi realtà


mercoledì 11 maggio 2016

Particelle (quello che ho capito io)

by Robo

Parliamo di particelle elementari. Siccome non vogliamo una semplice lista di nomi, proviamo a fare dei paragoni col mondo reale e con i rapporti tra le persone. Allora, su questa falsariga, pensiamo il mondo come fosse costituito da 2 grandi tipi di individui.
Il primo tipo é stanziale, e appena può, cioe' appena le condizioni di temperatura e pressione lo consentono, si ferma e mette su famiglia (i singles sono rari). Sono i Fermioni, i costituenti della materia e dei mattoni elementari della stessa, gli atomi.
Alcuni Fermioni, quelli detti Barioni, costituiscono agglomerati assimilabili a famiglie allargate, un po' come nella comuni degli anni '70 del secolo scorso dove c'erano tanti padri e tante madri: sono i nuclei atomici "abitati" da padri Protoni e mamme Neutrone. Nel nostro caso però non gira molta Maria e i babbi non si amano per nulla, anzi, si detestano vicendevolmente, e riescono a sopportarsi solo se ci sono mamme in quantità sufficiente; senza esagerare, peró, con la presenza femminile, senno' non va bene di nuovo (forse varrebbe anche per comunità umane, é questione di delicati equilibri).
Più la famiglia si ingrossa, più le mamme devono sopravanzare come numero i coniugi, altrimenti il menage diviene presto instabile e si spezza in gruppi più piccoli. Alcune comuni che si chiamano Plutonio, Uranio 235, e così via sono così grandi che é solo questione di tempo prima che si rompano, nonostante il gran numero di mamme pacificatrici, comunque sempre insufficienti.


domenica 1 maggio 2016

Plutone e confini

 by Robo

Dopo che Plutone fu declassato dall'essere un PIANETA ho avuto, per qualche tempo, una piccola crisi d'identità. Cosa?! È da sempre che i pianeti del sistema solare sono 9 e adesso invece di aumentare di numero torniamo indietro? E abbiamo prima scomodato il nome del signore del Tartaro per un sasso più piccolo della Luna, poi abbiamo deciso che non andava più bene lo status precedente... Bravi! Mi compiaccio! No, non passa. 


Molti furono d'accordo con me e ci fu una protesta internazionale, pacifica, con gente che uscì per strada con cartelli con su scritto cose tipo "Pluto for planet" ma l'Unione astronomica internazionale, stolida, rimase fissa sulla sua posizione: Plutone, pur col suo enorme (per lui) satellite, Caronte, non aveva ripulito la sua area di detriti e quindi non poteva più fregiarsi del titolo di "nono pianeta del sistema solare", sic!



domenica 14 febbraio 2016

Onde invisibili nel cosmo

by Robo

Quando Einstein, dopo la Relatività speciale, scrisse le equazioni della Relatività generale (ossia aggiunse la perturbazione indotta dalla massa nello spazio-tempo) ne scaturì una nuova rappresentazione del cosmo. Lo spazio diventava una tela tridimensionale, impossibile da visualizzare per noi se non togliendo una dimensione e descritto tramite formalismi matematici, in cui i corpi dotati di massa lasciano un'impronta che rappresenta la gravità. Questo incurvamento dello spazio rende bene la spiegazione delle rivoluzioni dei corpi celesti attorno ad altri più massicci, anche se, in realtà, si ha una rotazione comune attorno al centro di massa del sistema stesso ma se uno dei corpi ne contiene il 99%  va da sè che il suo centro coincide praticamente con quello già citato. Ma questo veniva già spiegato efficacemente dalle leggi della gravitazione di Newton.
Però, se è intuitivo, dopo Newton, che due corpi si attraggano, gli avvallamenti dello spazio tempo consentono di spiegare il fatto che anche la luce, che massa non ha, devia serfando su queste ondulazioni, fino a esserne talora collimata, come accade con le lenti gravitazionali:  masse enormi, di solito ammassi di galassie, che fanno convergere, per caso lungo la nostra linea visuale, la luce di oggetti posti dietro di loro, concentrandola, aumentandone l'intensità. Insomma, dei fortuiti telescopi naturali che ci fanno osservare la luce di oggetti debolissimi, anche se la sagoma ne risulta fortemente deformata. 

giovedì 21 maggio 2015

Una cosa tipo Zabrinsky Point (viaggio nel tempo profondo)

by Robo

Poniamo che stiamo guardando un film e siamo vicini ad una scena clou.
Da poco tempo è in scena un nuovo personaggio.
Il suo arrivo non era previsto ma in pochissimi fotogrammi costui ha già operato diverse svolte nella sceneggiatura (ha partecipato attivamente alla fine della megafauna (1), ha incrementato all'inverosimile il tasso di estinzione altrui, sta accelerando i cambiamenti climatici e li impone a tutti gli altri).

Non sappiamo come andrà a finire, ma comprendiamo che le cose cambieranno rapidamente ed il plot narrativo potrebbere prendere strade inaspettate.
Non siamo in ogni caso vicini alla fine: trattasi di una pellicola d'essay, di quelle lunghe lunghe, che partono con noiosissimi ed incomprensibili preamboli (lo sviluppo di una chimica autoreplicante (2) e che si evolve, la lunga marcia degli uni-cellulari (3)), e sappiamo, perché ci hanno avvertito che, quali che siano le svolte che l'ultimo arrivato imporrà alla storia, questa non finirà e proseguirà ancora almeno per un miliardo di annetti, quando il flusso energetico solare diverrà tale da non permettere l'esistenza di acqua in forma liquida (4).

Pure qualcuno ci sussurra che anche nei titoli di coda potrebbe succedere qualcosa: gli artropodi sotterranei ed i batteri estremofili venderanno cara la pelle!
Ma ci siamo rotti: la storia è stata così prolissa ed articolata che ci siamo letteralmente dimenticati una serie di accadimenti. Un po' come accade ai fanatici di soap, abbiamo visionato tanto materiale da non riuscire più a collegare tutti i punti nevralgici della narrazione; così, poiché abbiamo registrato il film, lo mettiamo in pausa e poi iniziamo ad usare il comando rewind.

sabato 16 maggio 2015

Uomini ed elementi

by Robo

Mi diverte paragonare le persone agli elementi della tavola periodica.
Il tutto va fatto con una bonaria semplificazione, che certo un essere umano non si può appiattire sulle caratteristiche di un elemento chimico anche enfatizzando queste ultime. Però creare assonanze e similitudini in ambiti lontani tra loro mi gratifica e così ho sviluppato questa idea, in fondo anche gli individui possono, a grandi linee, venir posti in grossolane categorie comuni, accomunati da tratti della personalità e/o ruolo ricoperto nella società.

giovedì 26 marzo 2015

Alla Marvel avevano capito tutto

by Robo

Il Tribunale vivente, Eternità, il Beyonder, il Cubo cosmico, i Celestiali, le 7 Gemme, l'Osservatore, Galactus.
Sono i mattoni principali della cosmogonia Marvel.
Magari l'universo fosse così pieno di protagonisti, magari fosse tanto antropomorficamente rassicurante...
Le cose non stanno affatto in questi termini ma c'è comunque tanto materiale per un confronto, solo che è roba difficile per i non addetti ai lavori; anche per me quindi.
Ne sono da sempre affascinato, da sempre leggo cercando di capire, molto poco capendo. Provo a farvi un sunto, sperando sia decente.


sabato 27 dicembre 2014

La Storia delle Storie

Alzate gli occhi al cielo notturno... ok, ve l'ho già detto. Non ne potrete più di fare su è giù col capo, vi sarà venuto il torcicollo ormai. E' che considero quello che sto per scrivere come la chiusura del cerchio. Ho iniziato con le stelle, poi le galassie, mi manca il tutto, il contenitore. La cosa bella di questa grande scatola che guardiamo da dentro è che contiene tutte le nostre storie, qualunque storia. Il tragitto senza apparente significato di una formica esploratrice, il discorso di Obama sul riavvicinamento a Cuba, le parole dolci di una madre. E tanto altro, che non conosciamo, su questo mondo o altri. 
Della Storia delle storie hanno parlato in tanti, io ci provo facendo parlare il protagonista stesso, Lui, sua Immensità, l'Universo. 

Robo


sabato 13 dicembre 2014

Le Città del Cosmo

Se le stelle sono i cittadini del cielo, le galassie sono le città.

"Di che galassia sei?" diremmo noi uomini incontrandoci se fossimo astri erranti nell'universo.

In realtà per le stelle è un po' diverso; sono molto attaccate  (gravitazionalmente) alla loro origine, e anche se reiette dalla loro nube/casa avita per l'esplosività di un parente stretto, non riescono ad allontanarsi troppo, a cambiare città celeste (succede anche questo, come vedremo, ma ci vuole un evento collettivo, non meramente individuale). 

Andromeda, una città dei cieli


lunedì 8 dicembre 2014

Le Vite degli Astri (Parte 3: Freaks e Leviatani)

Sopra le 8 masse solari circa le stelle hanno il gusto del teatro, non accettano di spegnersi e basta...

Cavalcata tra le stelle in tre parti by Robo

Prosegue da: Parte 2: La Massa

Conflittualità in famiglia
Ora finalmente possiamo analizzare cosa succede quando in una famiglia non si agisce di concerto per il bene della stessa. Prendiamo il caso di una nube di gas che partorisca due protostelline sorelle; dicono succeda spesso. Le due, che stimiamo stiano entrambe sotto le 8 masse solari, crescendo, iniziano ad avere un movimento di rivoluzione attorno al centro di gravità comune del sistema (lo fa anche il sole, solo che il centro di gravità comune del sistema solare coincide più o meno col centro del sole). Di solito come in tutti i parti gemellari una delle due è un po' più grossa dell'altra e per le stelle essere più grosse significa avere un'evoluzione più veloce. La maggiore passa per prima dallo stadio di gigante rossa, espelle i suoi stati esterni e resta una piccola nana bianca (più o meno delle dimensioni della Terra).
La sorella più lenta se ne dispiace ma va avanti per la sua strada.
Quando diviene anch'essa gigante rossa o semplicemente aumenta il proprio raggio col tempo può accadere che le sue periferie vengano ad essere attratte dalla gravità della sorellina zombi... che si rianima.
Ogni volta che ondate di gas idrogeno, intercettate dalla nana, finiscono sulla superficie di quest'ultima si accendono reazioni nucleari spasmodiche e la nana diventa una nova...
Gli antichi le chiamarono così perché pensavano di veder nascere una stella, invece vedevano i guizzi della lunghissima non-morte cosmica.
La cosa può accadere con una certa frequenza o meno, a seconda della distanza, massa delle stelle etc, ma va avanti per un po', e ogni volta che del gas ricade sulla nana bianca, oltre a suscitare una ritrovata vitalità ne aumenta la massa. Quando questa supera un certo limite si innescano nel nucleo del perlaceo astro non morto reazioni di fusione del carbonio e dell'ossigeno (ovviamente non c'è mai stato nessuno a vederle, sono i modelli attuali che meglio spiegano ciò che si rileva  dalle osservazioni) e la nana (che non è in grado di espandersi come farebbe una stella viva per via degli elettroni degenerati, non ho capito perché ma è così) esplode. BAM!!! Supernova tipo 1A, le candele standard dell'universo, perché, a parte qualche possibile variazione sono più o meno esplosioni tutte uguali, tutte della stessa luminosità e caratteristiche.
L'esplosione può scagliare via la compagna che diventa una stella vagabonda chiamata Blue Straggler.



venerdì 5 dicembre 2014

Le Vite degli Astri (Parte2: La Massa)

Sì certo, se sei abbastanza massiccia, fondi quel po' di deuterio che hai e se sei ancora un po' più massiccia pure il litio, ma è come dire che ti atteggi a stella senza esserlo. 
Cavalcata tra le stelle in tre parti by Robo

Le protostelle galleggiano quiete su ordini di grandezze in cui la quantità è l'unica qualità. 
MadPeaks  
Cosa sarai da grande
Cosa sarai da grande se sei una protostella dipende solo dalla tua massa o quasi; dice la sua  anche la metallicità, ossia la quantità di "metalli" presenti nella nebulosa natale (da notare che per "metalli", gli astronomi intendono tutti gli elementi più pesanti di quelli prodotti nella nucleosintesi seguita al big bang: idrogeno ed elio). Di rilievo è pure se hai una sorellina protostella che potrebbe, nella sua evoluzione, romperti i campi magnetici in futuro. Ma, escludendo i parenti stretti ed i metalli che gli antenati hanno lasciato in eredità, è la massa iniziale che determinerà che tipo di stella sarai.



mercoledì 3 dicembre 2014

Le Vite degli Astri (Parte 1: Oh, How Many Beautiful Daughters!)

Nascite e morti si susseguono nel cielo, gioventù e maturità si incontrano, e lunghe non-morti cosmiche hanno luogo.

Tutto ciò che segue è il risultato di un antico e sincero amore, ma non avendo io conoscenze specifiche del settore prendetelo per quello che è: una narrazione sintetica di altre letture.
Robo


Incipit
Se una sera avrete la fortuna di trovarvi in un posto in cui l'inquinamento luminoso non offusca la ricchezza del cielo notturno vi consiglio di alzare gli occhi al cielo. La vista della notte stellata è di per se un piccolo miracolo di bellezza ma molte meraviglie sono nascoste al nostro limitato sguardo dalle distanze siderali.
Ora provate a pensare alle stelle come se fossero abitanti della città della volta celeste; a voi da quaggiù appaiono più o meno tutti uguali. Piccoli e brillanti cittadini del cielo che si agitano come se volessero richiamare tutti la nostra attenzione.
Ma c'è dell'altro che la lontananza ci nasconde: colori e storie. Così come delle persone che incontriamo per strada non abbiamo che una visione parziale che ci racconta solo una parte della vita così dei cittadini astrali vediamo un fermo-immagine di una lunga (secondo i nostri canoni) e talora burrascosa esistenza.
Nascite e morti si susseguono nel cielo, gioventù e maturità si incontrano, e lunghe non-morti cosmiche hanno luogo.